Intervista a Sante Conselvan, titolare di I&C-Gama Group, Past President Atif Italia e Presidente FTA Europe e FTA Global Alliance, instancabile tessitore di reti globali con un obiettivo sopra tutti: la condivisione delle conoscenze.
Le sfide che la stampa flessografica deve affrontare sono le stesse in tutto il mondo, “maturo” o “emergente” che sia, e la chiave di volta è l’automazione potenziata come mai prima d’ora dall’Intelligenza Artificiale. Questa la premessa da cui partono i ragionamenti di Sante Conselvan sul futuro di una tecnologia a cui, nonostante le incertezze del contesto internazionale, prospetta uno sviluppo ulteriore e interessante. Forte dell’esperienza maturata nella doppia veste di imprenditore e uomo di associazioni, intensamente impegnato a consolidare – con obiettivi ambiziosi – reti di relazioni culturali e commerciali nei quattro angoli del pianeta.
Presidente Conselvan, partiamo dai grandi trend: come si sta orientando la domanda di soluzioni flexo per l’imballaggio flessibile?
Il mercato globale si muove lungo tre direttrici molto chiare: sostenibilità, flessibilità produttiva e persone. I brand chiedono un packaging sempre più sostenibile ma allo stesso tempo coerente, riproducibile, emozionale, e questo significa nuovi substrati, tirature più corte, saper gestire una maggiore variabilità di progetti e tempi di risposta rapidi. La flexo, grazie ai progressi in automazione e controllo di processo, oggi è perfettamente in grado di rispondere a queste esigenze; non è un caso che – anche in mercati emergenti come India, Sud America, Medio Oriente e Africa, spesso dominati dalla roto o dalla offset – stia diventando la tecnologia di riferimento per chi si affaccia al mercato del packaging.
Quali sono le principali criticità che si trovano ad affrontare gli stampatori?
Le problematiche sono sorprendentemente simili ovunque, a dispetto dei diversi gradi di sviluppo economico e sociale: mancanza di personale qualificato, necessità di integrare meglio prestampa, stampa e converting, e pressione normativa sulla sostenibilità. A cui si aggiunge la richiesta di macchine intelligenti ossia capaci di fornire dati utili a prevedere problemi, e di ridurre sprechi. Oggi non vince chi stampa a 500 metri al minuto, ma chi controlla la marginalità complessiva del processo.
E in Europa?
In Europa stiamo vivendo una fase di coordinamento, anche grazie alle azioni sempre più incisive delle istituzioni del settore. Come FTA Europe abbiamo rafforzato il dialogo tra le associazioni nazionali, condividendo dati, esperienze e strumenti. Iniziative come i Diamond Awards o i webinar tematici mensili fanno comunità e innalzano il livello condiviso di cultura tecnica, e sono sempre più numerosi e sentiti. Il vero nodo, però, resta la formazione: un po’ in tutti i Paesi, sebbene in misura diversa, non ci sono abbastanza scuole e docenti preparati, nonostante il settore offra occupazione stabile e qualificata. Dobbiamo farlo sapere alle famiglie e ai giovani, spiegando che oggi chi opera in sala stampa non è più un operaio con le mani sporche di inchiostro ma un “operatore di processo” in camice bianco, con competenze tecnicoinformatiche evolute.
Dopo avere rivitalizzato la federazione europea, ora lei è sempre più attivo su scala globale. Con quali obiettivi?
Fondamentalmente di condividere conoscenze: il confronto con Stati Uniti, Brasile, India, Giappone o Australia conferma che tutti stiamo affrontando gli stessi problemi e favorisce lo scambio di esperienze e approcci. E nelle aree più arretrate gli operatori ci chiedono: “Cosa è successo da voi dieci anni fa, quando eravate più o meno al nostro attuale livello di sviluppo? Cosa avete fatto?”. Questo scambio accelera la crescita dei mercati emergenti e rafforza anche l’Europa. Inoltre, pur costruendo alleanze non commerciali, crea opportunità economiche e industriali.
E che dire dell’ibridazione? Ormai è difficile trovare stampatori mono tecnologia…
Confermo. Flexo, rotocalco e digitale sono strumenti complementari e l’imprenditore deve essere pronto a lavorare con più tecniche per poter servire un mercato che cambia velocemente. Di conseguenza le associazioni specializzate come Atif e FTA devono da un lato continuare a sviluppare le competenze specifiche della flessografia e dall’altro abbracciare una visione di lungo periodo: prepararsi all’ibrido è una necessità, non una moda.
Come traduce questi principi nella sua azienda?
I&C-Gama Group oggi è un affermato fornitore a livello mondiale di soluzioni per il controllo e la gestione degli inchiostri e ci stiamo evolvendo verso soluzioni sempre più integrate. Oggi il nostro portfolio di prodotti e servizi comprende strumenti per il controllo di pH, temperatura, consumo, schiuma, fino alla distribuzione automatica degli inchiostri e a tutto ciò che interessa l’Expanded Color Gamut. E poiché l’obiettivo dei nostri clienti è disporre di dati utili, ridurre sprechi e rendere i processi sempre più prevedibili a nostra volta ci siamo evoluti da “venditori di dispositivi” ad accompagnatori in un percorso di crescita che necessita di strumenti giusti, consulenza e supporto alla formazione. È così che si costruisce il futuro della flexo.
Un futuro sempre più disegnato da una Intelligenza artificiale che cambia profondamente il modo di progettare, produrre e servire il cliente, influenzando l’intera filiera. Cosa significa in concreto?
Tante cose. Ad esempio, integrare l’esperienza dell’operatore nelle fasi della lavorazione che determinano la qualità ed efficienza del processo – regolazioni macchina, controllo qualità, ottimizzazione dei parametri di stampa – con una “intelligenza aumentata” capace di ottimizzare le operazioni e ridurre errori e scarti.
E tamponando, così, anche le note carenze di manodopera specializzata. Inoltre, grazie ai sistemi di machine learning, le aziende possono passare da un approccio reattivo a uno predittivo, pianificando più accuratamente la produzione con la previsione dei colli di bottiglia e l’analisi dei costi reali per commessa. Il lavoro oggi non è più solo “stampare bene”, ma decidere meglio e prima.
E le macchine come stanno evolvendo?
Stanno diventando piattaforme digitali in grado di raccogliere grandi volumi di dati (velocità, tensioni, viscosità, temperature…), auto-correggersi durante la produzione e apprendere dai cicli precedenti. Nel packaging flessibile questo crea maggiore stabilità di risultati su materiali complessi e sostenibili, una riduzione drastica degli scarti di avviamento e una qualità costante anche su tirature brevi.
Ma non solo! Consente di passare da una manutenzione programmata a una predittiva perché sensori e algoritmi anticipano i guasti, gli interventi mirati riducono i fermi macchina e in generale si assicura una maggiore affidabilità delle linee 24/7 con un evidente e misurabile aumento dell’OEE reale.
Dunque anche i servizi cambiano?
Certamente. Grazie all’AI noi fornitori possiamo analizzare il comportamento specifico di ogni cliente, proporre ottimizzazioni su misura e co-sviluppare nuove applicazioni di packaging, garantendo un servizio continuo, adattivo e data-driven. Senza dimenticare che l’ottimizzazione di scarti e consumi energetici, insieme alla capacità di gestire meglio nuovi materiali ecologici ma “difficili” da processare, va incontro al grande e reale bisogno di sostenibilità, creando un importante vantaggio competitivo.


