Il pouch flessibile, come viene definito oggi, ha una storia di oltre 170 anni e ha origine dal sacchetto in carta. Nel 1851 Francis Wolle (1817÷1893) inventa la macchina per la produzione industriale di sacchetti di carta; la macchina verrà brevettata il 26 ottobre 1852 con il nome “Machine for Making Bags of Paper”: brevetto degli US n. 9355. La macchina brevettata permetteva di produrre 1.800 sacchetti/h (fotografia della prima pagina del brevetto di Francis Wolle).

Nel 1871 Margaret Knight (1838÷1914) ottenne il brevetto US 116842 per “macchina in grado di tagliare, piegare e incollare carta per produrre sacchetti a fondo piatto”; il concetto di questa macchina è utilizzato ancora oggi per la produzione di sacchetti in carta a fondo piatto. Si deve attendere il 1912 per avere un ulteriore passo avanti quando Walter Deubener (1887÷1980) inventò il “sacchetto della spesa di carta con manico”, formato da due cordoncini che permettevano di afferrare e tenere con facilità il sacchetto in carta. Nel 1962 viene depositato il brevetto per un sacchetto in plastica riutilizzabile, da Sten Gustaf Thulin (1914÷2006), brevetto che gli venne riconosciuto nel 1965 (brevetto US n. 3.180.557).

L’invenzione di Thulin, contrariamente all’idea iniziale dell’ingegnere, porta a un alto inquinamento da plastica del Pianeta Terra. Forse non tutti sanno che… il primo Paese a vietare l’utilizzo dei sacchetti in plastica non biodegradabili è stato il Bangladesh con una legge del 2002; l’Italia arriva nel 2011 obbligando l’utilizzo di sacchetti biodegradabili e compostabili.

L’invenzione del sacchetto biodegradabile si deve a Catia Bastioni (1957) che nel 2007 ha brevettato e iniziato la produzione dei sacchetti biodegradabili con la società Novamont spa.