C’è un dato che racconta bene lo stato di salute dell’imballaggio flessibile italiano: +1,2% di crescita del fatturato nel 2025, per un valore complessivo che sfiora i 4,4 miliardi di euro. Sono i dati preconsuntivi 2025, raccolti da 31 aziende associate a Giflex. Non è un balzo, ma non doveva esserlo. Dopo il picco del 2022 e il rallentamento del biennio successivo, il settore sta attraversando una fase di stabilizzazione che, letta nel giusto contesto, assume tutt’altro significato. “Non è un segnale di crisi, ma di normalizzazione”, ha detto Neni Rossini aprendo i lavori della seconda giornata del Congresso Giflex 2026 “Flessibile, un packaging essenziale”. Parole misurate, quelle della neoeletta Presidente — imprenditrice di terza generazione alla guida di Sit Group — che già nel tono dicono molto del mandato che si appresta ad affrontare per il triennio 2026-2029.
Rossini arriva alla presidenza di Giflex in un momento di trasformazione profonda per l’intera filiera. La legislazione europea sul packaging — il PPWR in primo piano — sta ridisegnando regole e priorità, mentre le pressioni geopolitiche e la transizione energetica aggiungono complessità a un comparto già alle prese con sfide strutturali. Eppure, è proprio in questo scenario che l’imballaggio flessibile dimostra la propria centralità: non è un semplice contenitore, ma un sistema integrato di protezione, sicurezza alimentare, riduzione degli sprechi e identità di marca. Un essenziale, come recita il titolo del Congresso, che spesso viene dato per scontato e che invece merita un riconoscimento più consapevole.
“Accolgo questo incarico con grande onore e senso di responsabilità”, ha dichiarato Rossini nel suo discorso di insediamento, rendendo omaggio al lavoro del predecessore Alberto Palaveri per la guida offerta negli anni precedenti. Da quel testimone riparte ora una nuova fase associativa, costruita sulla solidità tecnica di Giflex e sulla volontà di incidere con maggiore forza nel dibattito politico sulla sostenibilità e sul futuro del packaging. Un settore che, con 4,4 miliardi di euro e la determinazione di chi lo rappresenta, ha tutto per farsi sentire.

