Forse non tutti sanno che… è lo spazio culturale curato da Francesco Bordoni per riscoprire la storia del printing e del converting. Attraverso curiosità, personaggi, tecnologie e passaggi chiave dell’evoluzione industriale, la rubrica racconta come il settore è cambiato nel tempo, mettendo in relazione le sue radici con le innovazioni che ne hanno segnato lo sviluppo.

L’impressione a caldo, o stampa a caldo, in inglese hot stamping, utilizzando una lamina, è opera dell’inventore tedesco Ernest Oeser che nel 1892 registrò il primo brevetto in Germania. Il brevetto di Ernest Oeser riguarda una macchina da stampa che all’epoca utilizzava fogli laminati in oro.

La tecnologia è una evoluzione dell’antica arte della «doratura» impiegata prevalentemente in legatoria per dare valore aggiunto ai libri; fra il 300 d.C. e il 500 d.C. si è iniziato ad arricchire pergamene con foglie d’oro e solo attorno al 1300 si iniziarono a utilizzare l’oro in conchiglia per arricchire i codici, come tratta Cennino di Andrea Cennini (???? ÷ 1398) nel suo libro in volgare «Libro dell’Arte».

La doratura dei libri e delle pelli ha origine in Persia e arriva in Italia grazie ai mercanti. La vera doratura a foglia d’oro impressa a caldo sulle legature in pelle si è sviluppata in Italia, in particolare a Firenze e Venezia, alla fine del 1400. Fino alla fine del 1700 si utilizzavano tecniche a freddo ma a partire dagli inizi del 1800 prese piede l’utilizzo dell’applicazione a caldo.

L’invenzione di Oeser ha permesso l’industrializzazione del processo che ha visto il suo sviluppo prepotente a partire dai primi degli anni 50 del XX Secolo, quando apparvero le prime bobine per la laminazione a caldo, che sostituirono in brevissimo tempo i fogli.