R&D: una “borsa” Rossini-FFTA per la flexo

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Lo stabilimento americano del produttore leader di sleeve per la stampa flessografica finanzia, per l’ottavo anno, la borsa di studio alla tesi migliore.

Si chiama Nina Davis ed è studentessa di Comunicazione Grafica alla Clemson University (South Carolina, USA), dove ha vinto la borsa di studio messa in palio da Rossini North America per condurre una ricerca sulla riproduzione del colore nella stampa flexo.
La “Rossini Scholarship” è una delle borse più generose e prestigiose assegnate ogni anno negli USA agli studenti che aspirano a inserirsi nell’industria di settore. La multinazionale italiana l’ha stanziata per sostenere la formazione e la ricerca, in collaborazione con la Fondazione dell’associazione tecnica statunitense della flessografia (FTA).

Felice Rossini, Nina Davis, Paola Fagnani Rossini
Un obiettivo importante. Il progetto di Nina si propone di affrontare un problema basilare: modificando la sequenza degli inchiostri impiegata nella stampa del colore, è possibile riprodurre una gamma colori più ampia o ottenere un range più esteso di colori Pantone? E, in questo caso, l’incremento del gamut viene percepito dall’utilizzatore del packaging?
L’obiettivo finale del lavoro è di riuscire ad aumentare i colori Pantone riproducibili dallo stampatore flessografico.
Il quesito assume tutta la sua rilevanza se consideriamo i limiti della stampa flexo, che non può riprodurre l’intera paletta Pantone usando inchiostri convenzionali CMYK, e non permette sempre l’adozione di colori speciali per problemi tecnici o di sostenibilità economica.
Si tratta di limiti penalizzanti, vista la crescente diffusione di imballaggi a 8-10 colori, che combinano la quadricromia con una gran varietà di Pantone specifici di ciascun logo societario. È, dunque, evidente il vantaggio assicurato da strumenti concreti, misurabili e costanti per la riproduzione dei componenti più critici di una stampa del colore di qualità.

Un metodo rigoroso. Il progetto di lavoro stabilisce criteri e parametri della ricerca, e definisce una metodologia con tutti i crismi del lavoro scientifico, in grado di presentare alla comunità dei tecnici dei risultati condivisibili da discutere ed eventualmente adottare.
I principali compiti che si prefigge sono: identificare una serie di inchiostri (UV) dal gamut esteso e standardizzato, che saranno oggetto di un “libro bianco” per l’industria; condurre prove e misurazioni; ottimizzare la stampa e le lastre di fotopolimero; standardizzare il plate del fotopolimero; definire come condurre le prove di stampa necessarie a identificare il gamut più esteso possibile e l’ordine in cui gli inchiostri vanno testati, in un minimo di 4 e un massimo di 6 sequenze diverse; effettuare le misurazioni di fattori cruciali come il bilanciamento dei grigi, l’opacità dell’inchiostro ecc.; stampare le immagini per comparare “a occhio nudo” (cioè con lo strumento del consumatore) la qualità ottenuta con un gamut limitato e con uno esteso.  
 
 

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