Ma il digitale… COS’È?

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In una lezione tenuta all’ultimo convegno Gipea, Alessandro Mambretti (Taga Italia) spiega quali e quante variabili distinguono i diversi tipi di macchina da stampa digitale e suggerisce cosa considerare al momento dell’acquisto.

Se, in termini generali, la stampa digitale si può semplicemente definire come “il percorso più breve fra dati e carta” (e da qui discende la sua efficienza sebbene, va sottolineato, richieda un grande impegno sia nella ricerca delle variabili sia nella gestione del processo), in concreto designa tecnologie diverse fra loro e con mercati d’applicazione differenti. Dunque, per decidere se e quando investire in questo tipo di impianto – insegna Alessandro Mambretti, tecnico esperto, consulente e docente di stampa digitale – occorre prima chiarire, più e meglio che mai, le scelte di mercato e logiche produttive dell’azienda.
               
Inoltre, avverte Mambretti, non si possono valutare le prestazioni di una macchina digitale con gli stessi criteri di una tradizionale. Le peculiarità di questa tecnica sono molte: ha regole specifiche di composizione (formati, colori speciali, sequenza di riproduzione, limiti di scrittura ecc.); il supporto gioca un ruolo particolarmente rilevante, in funzione a resistenza agli shock termici, capacità di assorbimento, deformazione ecc.; la resa visiva cambia sensibilmente a seconda del tipo di “inchiostro” impiegato, ad esempio della coprenza del toner o della definizione delle gocce…; infine, ha una durata e una stabilità sue proprie.
A ben guardare, il processo digitale mette in campo un mix di tecnologie diverse, che vanno conosciute e gestite con la dovuta competenza ed efficienza. Riguardano il tipo di stampa (diretta o indiretta; laser, led, ink jet; con inchiostro liquido o in polvere; con o senza forno) e di finitura (pinzatura, piega, taglio, rilegatura), il RIP (CPSI o PDF; PS, PCL, Datastream…, gestione colore; gestione file) e i software (applicativi comuni o specifici; workflow).

Ink-jet o toner?
Il primo fattore da considerare all’acquisto di una macchina digitale è l’uso che se ne farà: stampa o post print. Inoltre, ci ricorderemo che, rispetto ai processi “tradizionali”, il ruolo e il peso economico dei consumabili sono assai diversi, non foss’altro perché il fornitore di inchiostro è uno solo (il costruttore della macchina).  Passando poi a considerare le varie opzioni, vediamo che le prestazioni del digitale ink-jet dipendono dal tipo di testa, che può essere a getto continuo o DoD, stampa binaria (goccia fissa) o a “scala di grigi” (goccia variabile), con espulsione della goccia termica o piezo, oltre a differenziarsi per numero e dimensione di ugelli e della goccia, e per la risoluzione in funzione della velocità. Andrà poi capito se le teste oggetto di valutazione usano inchiostri a base acqua o UV, Dye o pigmenti, con che viscosità e quali tempi e metodi di asciugatura… senza dimenticare che questa tecnologia sta migliorando rapidamente le sue prestazioni in termini di gamut.
Considerando, invece, le macchine a toner, le cose sono un po’ più complesse perché si tratta di una tecnologia matura ed efficiente, stabile e immediatamente utilizzabile, che permette di ottenere un’elevata risoluzione, ma non è adatta per tutti i supporti (stampa, però, supporti non trattati, senza richiedere primer). Anche in questo caso ogni macchina ha il suo toner (“a caldo” o “a freddo”) con cui costituisce un sistema unico e che va scelto in funzione del tipo di applicazione.
Qui gli elementi principali sono il processo di scrittura (laser o led), il trasferimento indiretto del toner tramite processi elettrofotografici, la risoluzione, mediamente elevata e variabile in funzione della velocità, il toner secco o liquido in sospensione.

Come scegliere la macchina giusta
I parametri di valutazione della qualità e produttività di ciascuna macchina sono, essenzialmente, la pulizia e definizione degli elementi grafici; fedeltà, profondità nonché stabilità cromatica; accuratezza del registro di posizione e del registro colore; stabilità del supporto (deformazioni).
Vanno poi valutati la Forma Test e la “bontà” del RIP ovvero, in quest’ultimo caso, la garanzia di una corretta interpretazione dei file, i criteri di gestione del colore, la gestione delle “code”, la possibilità di intervento su lavorazioni speciali (sovrastampe, tinte piatte, retini)e la connettività.
Infine, Mambretti fornisce una breve lista degli elementi significativi della produzione. Verificheremo la velocità nominale vs tempistiche di produzione, la flessibilità complessiva del sistema, la capacità e i tempi di carico (approvvigionamento) e scarico, le procedure di controllo nonché tipologie e tempistiche di manutenzione e, più in generale, servizio di assistenza hardware e software (tempi di intervento e cicli di revisione). Ma non solo. Entrando in dettaglio, cercheremo di definire i tempi di produzione sui diversi materiali (e naturalmente le tipologie di supporti stampabili), le tempistiche di elaborazione dei file, lo scarto prima della produzione e il tipo di competenza richieste all’operatore.                

 

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