Cartotecniche senza cartone

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Il mondo segue con trepidazione lo sviluppo delle vicende politiche e militari in Ucraina che, non bastassero quelli generati dalla pandemia, prospettano nuovi e non meno impegnativi cambiamenti. In questo scenario così incerto, le imprese stanno mostrando una capacità di adattamento e progetto davvero straordinaria, in parte anche grazie al training forzato degli ultimi due anni, che ha generato nuove capacità di analisi e di gestione. Ne danno un saggio, in questa intervista a due voce, Federico Baccolini (Renogroup) e Alessandro Tommasini (Tecnocarta / Gifasp).

1 – Cronache di vita vissuta

In un’intervista“a puntate” Federico Baccolini, Consigliere Delegato di Renogroup, spiega cos’è questa crisi. Cronache di una cartotecnica  che fornisce astucci e bugiardini per il pharma.

Prezzi dei materiali in salita del 15-20% nelle prime 2 settimane di gennaio rispetto al mese precedente (+100% in un anno); variazioni quotidiane dei listini delle cartiere; consegne ormai a 5-6 mesi; quantità contingentate. Senza considerare il raddoppio (per ora) del costo dell’energia e i rallentamenti produttivi causati dalle assenze per Covid nonché, ad appesantire ulteriormente il quadro, l’impennata di una crisi che in autunno sembrava in via di normalizzazione… e invece no.

All’inizio di questo 2022 le cronache dei converter di carta e cartone sembrano un bollettino di guerra. Federico Baccolini, imprenditore di terza generazione alla guida di Renogroup insieme alla sorella Francesca, ne ricostruisce lo sviluppo per raccontare come sia possibile produrre astucci senza cartone e servire le aziende del pharma che rischiano di avere più prodotti che confezioni. Dalle 4 parti che compongono l’intervista completa estrapoliamo alcuni passi salienti.

Le cifre della crisi

Rispetto a dicembre, nei primi 20 giorni di gennaio abbiamo registrato in media un +15-20% del prezzo dei materiali […] Il cartone riciclato segna gli aumenti più consistenti, ma anche nei GC1-GC2 e nei pura cellulosa i rincari superano il +40-50 o anche 60%.

La vera emergenza riguarda la disponibilità dei materiali e quella, correlata, dei tempi di consegna. Il cartoncino standard ordinato a inizio 2022 ci verrà spedito per fine maggio. E le quantità sono contingentate.

Le fluttuazioni dei prezzi sono diventate quotidiane, tanto che le cartiere hanno sospeso i listini e prima di consegnare l’ordinato definiscono il prezzo: prendere o lasciare.

La gestione: tecniche, “trucchi” e relazioni

Nel pharma cambiare fornitore è complesso e per un fornitore accreditato il pericolo più grande non è perdere un cliente. È più problematico soddisfare le nuove richieste: se non hai il cartone devi rinunciare a opportunità di lavoro e di sviluppo.

L’e-leaflet è, già da tempo, un’alternativa al bugiardino di carta, ma si tratta di un passaggio che va preparato e coinvolge il modus operandi dell’azienda farmaceutica a più livelli.

In questa situazione straordinaria è in atto un intenso scambio di informazioni, sensazioni, rumor dai vari segmenti della filiera e dal mercato in generale. Fare network è ancora più prezioso.

Il futuro. Nuovi prodotti, nuove aziende

Con il moltiplicarsi dei problemi dei clienti, il nostro Laboratorio di Idee ha lavorato moltissimo. Negli ultimi 3 mesi abbiamo registrato la più alta percentuale di sviluppo di nuovi prodotti della nostra storia.

Questa crisi ci ha portati a rivedere struttura e organizzazione dell’azienda. Fra le priorità, la revisione delle logiche e dei flussi di approvvigionamento, in vista di maggiore efficienza e rapidità. In programma, nuovi investimenti in know-how e in strutture che potenzino i servizi.

La carenza di materia prima porta a ristrutturare le catene di fornitura, con un ampliamento del numero di fornitori e un ritorno alla territorialità. Anche nelle grandi multinazionali del pharma.

2 – I perché della crisi

Alessandro Tomassini, titolare di Tecnocarta e attuale presidente Gifasp, ragiona sulla situazione – a dir poco difficile – descritta da Federico Baccolini nell’intervista precedente. Con l’attenzione diretta sulle cartiere, i flussi di materialee il vantaggio di far parte di un’associazione imprenditoriale.

Tomassini alla fine di questa intervista scherza: che ci si debba confrontare con un deficit di domanda è “normale”, ma un deficit di offerta come l’attuale non si era mai visto. Se sopravviviamo a questa sfida nulla più ci sembrerà impossibile. Si tratta di una battuta, ma la situazione è davvero difficile, quasi surreale, e spiegarla è davvero “un’impresa”. Ringraziamo Tomassini, imprenditore e presidente del Gruppo italiano fabbricanti astucci pieghevoli, di averci ragionato con noi.

Alessandro Tomassini, terzo da sinistra, al convegno Gifasp di Venezia.

Il cartone non basta, colpa delle cartiere?

«L’attuale carenza di carta e cartone è il risultato di molte concause, non ancora tutte chiare», afferma Tomassini. «È certamente poco credibile la teoria della speculazione delle cartiere che se ne starebbero comode lucrando sul rialzo dei prezzi provocato dall’insufficienza di un’offerta che, dunque, non avrebbero interesse a rafforzare. Penso invece che i rialzi dei listini siano dovuti agli aumenti impressionanti e obiettivamente ingestibili del costo dell’energia che, in quel settore, genera “bollette” da milioni di euro».

L’attuale scarsità di materiale, ragiona Alessandro Tomassini, deriva da un’insufficiente capacità produttiva su scala globale sia del materiale a fibra vergine sia di cartone base riciclo. Con due elementi ulteriori: «Il primo è che negli ultimi anni, a seguito della crisi dell’editoria e della stampa commerciale, sono state chiuse molte linee produttive; e quelle riconvertite sul cartoncino per packaging non sono ancora definitivamente in produzione. Quand’anche le condizioni attuali lo consentissero, attivare un nuovo stabilimento richiederebbe investimenti milionari e non meno di 5 anni di lavori. E chi può fare oggi progetti da qui a 5 anni…».

Il secondo fattore che aggrava lo squilibrio tra fabbisogno e disponibilità di materiali a base cellulosica è lo spostamento in atto da plastica a carta, nel packaging anzitutto. La preferenza che un numero crescente di operatori, per motivi e dinamiche noti, accorda a materiali ritenuti più sostenibili per il pianeta e la società, incrementa la domanda. E anche in questo caso si tratta di un trend irreversibile che, auspicabilmente, si andrà anche a rafforzare…».

Fenomeni misteriosi

Se l’analisi precedente è coerente, altri fenomeni che concorrono ad aggravare il problema sono invece difficili da spiegare. Come, ad esempio, la scarsità di macero.

«In Italia – esemplifica Tomassini – la raccolta di carta e cartone post consumo è, notoriamente, elevata e il materiale ricavato dal riciclo ha un prezzo basso. Parrebbero condizioni ideali per mitigare la penuria di materia prima e calmierare i rialzi dei listini. Invece non è così: chi commercializza macero trova spesso più conveniente venderlo all’estero, dove ci sono acquirenti che pagano cifre più alte. E non è facile capire come intervenire su queste dinamiche per tutelare un potenziale interesse del Paese (non esportare materia prima preziosa) senza però alterare gli equilibri del mercato e la libera concorrenza».

Se allarghiamo lo sguardo a tutti i tipi di materiale base cellulosica, vergine e non, vediamo che nel mondo ci sono Stati (la Cina, ad esempio) disposti a pagare molto più di noi per acquistarli dai grandi Paesi produttori. Ancora una volta, quindi, qui si soffre. «Anche in questo caso – considera Tomassini – si tratta di normali dinamiche di mercato, tutt’altro che incomprensibili; il problema è come incidere per riequilibrare queste dinamiche, ma qui entriamo nel terreno complesso della geopolitica, che gioca su altra scala e con altri soggetti».

Gifasp: ma ora a che serve fare Gruppo?

Cosa possono fare, in questa situazione, istituzioni come Gifasp (il Gruppo italiano fabbricanti scatole pieghevoli di Assografici) per aiutare i propri associati a fronteggiare l’emergenza?

Tomassini è esplicito: la bacchetta magica non ce l’ha nessuno e né Assografici né la Federazione Carta e Grafica, impegnate ai vari tavoli governativi, possono fornire ricette miracolose.

Detto questo, sottolinea il presidente, i soci Gifasp possono condividere da un lato le analisi di ordine macroeconomico elaborate dagli uffici studi di Confindustria,  e dall’altro le occasioni di dialogo tra fornitori e utilizzatori di materiali rese possibili da Assografici e dalla Federazione. Con benefici molto concreti: «Se non possiamo estrarre dal cappello la materia prima che manca, abbiamo però accesso in tempo reale alle informazioni su quanto accade. A luglio, per esempio, il convegno Gifasp di Venezia ci ha fornito elementi utili a prefigurare ciò che sarebbe potuto accadere. E gli operatori più attenti non hanno perso tempo, programmando la loro politica di acquisti con i conseguenti vantaggi competitivi».

 

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