La difficile reperibilità dei solventi tradizionali sta orientando produttori e utilizzatori di inchiostri da stampa a sperimentare i vantaggi economici, di sicurezza e di prestazione dei solventi a base propilica. Che assicurano approvvigionamento certo e listini bloccati.  Analisi e proposte di OQ in un’intervista a Patrick Neumann

La disponibilità sul mercato dei solventi a base propilica (propanolo e acetato di propile) della multinazionale OQ, già Oxea – alternativi a quelli tradizionali con etanolo e acetato di etile – è cosa nota, ma in questo momento storico fa notizia.

Impiegati dai produttori di inchiostri da stampa e dagli stampatori per diluire l’inchiostro facilitandone il trasferimento sui vari tipi di substrato, i Propyls  si stanno diffondendo di pari passo con la crescita della flessografia, che ne rappresenta il principale ambito applicativo (ma si usano anche nella roto – Ndr). I principali vantaggi assicurati all’utilizzatore, documentati da nutrita letteratura scientifica e tecnica, riguardano la salubrità dello stampato (non contengono ritardanti) l’impatto sull’ambiente e la maggiore resa che consente di ridurre di un 25-30% il fabbisogno di inchiostro e miscele di solventi, generando economie molto rilevanti.

Ma se fino a poco fa la loro adozione è stata ritardata dal maggior prezzo, superiore di un 10-15% medio rispetto ai prodotti a base etilica, oggi le dinamiche innescate dalla pandemia hanno colmato questo divario. E, soprattutto, in questa fase di carenza di materie prime i Propyls hanno il grande pregio di essere disponibili – sempre, anche in Europa – e per questo molti nuovi stampatori li stanno adottando. Ce ne parla Patrick Neumann, Channel Manager OQ, operativo dalla sede centrale europea di Monheim, D, e grande conoscitore del mercato italiano.

 

L’attuale carenza di molte materie prime impiegate nell’industria coinvolge anche i solventi per la stampa. Cosa sta accadendo?

Accade che la maggior parte dell’acetato di etile impiegato, fra l’altro, per fare e diluire gli inchiostri da stampa è prodotto con materie prime provenienti perlopiù dagli Stati Uniti e l’Europa è rimasta a secco. Infatti, da un lato alcuni impianti americani hanno subito danni da maltempo e non hanno ancora ripristinato la piena capacità produttiva; dall’altro le note difficoltà logistiche globali, con la relativa penuria di cargo per i trasporti, hanno colpito gravemente anche i rifornimenti dell’industria chimica globale. Con un problema in più: mentre l’offerta scarseggia, la domanda cresce in maniera esponenziale tanto nel packaging quanto nell’healthcare e in molti altri settori dove si impiegano solventi. E questo sta generando grandi tensioni, anche sui prezzi: l’acetato di etile è aumentato anche di 500-600 euro alla tonnellata…

I Propyls di OQ invece arrivano. Perché?

OQ non ha problemi di approvvigionamento. Il prodotto arriva dagli Stati Uniti su cargo riservati, da migliaia di tonnellate ciascuno, sbarca ad Anversa e da lì arriva in Germania dove produciamo direttamente il nostro acetato di propile. Grazie a questa organizzazione siamo in grado di far fronte agli aumenti, anche consistenti, di fabbisogno del mercato.

E i prezzi? Seguendo la logica del mercato li avrete aumentati…

No. Vede, mentre i produttori di solventi a base etilica servono molte industrie diverse, fra cui la stampa è solo una delle tante e neppure la più rilevante, OQ, al contrario, è focalizzata sugli inchiostri per il printing: è “il” nostro business. Per questo la nostra società mira ad attestarsi sul mercato come fornitore di fiducia. Nei fatti, significa aiutare l’utilizzatore a risolvere i suoi problemi – oggi tipicamente di approvvigionamento – in una logica win-win che esclude, per definizione, operazioni speculative sui prezzi.

Vuol dire che i Propyls sono diventati più convenienti dei solventi tradizionali?

Esattamente. I nostri competitor hanno aumentato i prezzi mentre noi li abbiamo mantenuti stabili. In questo modo quel ±15% di differenza fra listini è stato azzerato e oggi possiamo addirittura essere più competitivi anche sul prezzo.

Ma quanto durerà questa situazione? E dopo torneremo agli equilibri precedenti?

Sui tempi della crisi troppe variabili impediscono di azzardare previsioni, ma gli analisti prevedono tempi duri ancora per un certo periodo. Una cosa però certamente non accadrà: il ripristino delle condizioni ante crisi. Per quanto riguarda i Propyls, escludiamo questa prospettiva anche perché il prezzo non rappresenta il vantaggio principale. Anche se molti utilizzatori continuano a considerare il solvente come una commodity, in realtà le differenze di tecnologia e di prestazione sono molto sensibili, e le ricadute sullo stampatore rilevanti. Questa crisi ci ha offerto l’opportunità di dimostrarlo, introducendo i nostri prodotti in nuove aziende dove mostrare nei fatti la superiorità del propanolo e acetato di propile.

In sintesi, che vantaggi offrono?

Provo a elencarli telegraficamente. I Propyls “rendono” di più, riducendo di un 25-30% medio il fabbisogno dell’inchiostro e delle miscele di solventi, generando grandi risparmi (anche di smaltimento a fine vita). Inoltre non contengono ritardanti che, notoriamente, creano complicazioni nella gestione della viscosità, rallentando il lavoro e aumentando gli scarti (ancora costi!); ma, soprattutto, evitano migrazioni di elementi volatili nel prodotto confezionato, e le relative criticità per la salute del consumatore. Se guardiamo invece alla qualità di stampa, la formula dei Propyls permette di ottenere una maggiore densità dei colori, tipicamente dei fondi bianchi, senza dover effettuare più passaggi; mentre sul piano della sostenibilità abbatte le VOC di un 30% medio, e dunque le emissioni da gestire dentro e fuori lo stabilimento…

Il mercato italiano mostra delle dinamiche particolari?

Come nel resto d’Europa, anche in Italia i prodotti OQ stanno crescendo, ma non ancora in misura proporzionale allo sviluppo del packaging. I motivi sono sostanzialmente due: la già accennata convinzione che “i solventi sono tutti uguali” e alcune barriere burocratiche che complicano l’importazione. Problematica, quest’ultima, superata di fatto dalla nostra rete di distributori che svolgono le pratiche necessarie a ottenere le certificazioni richieste. E, soprattutto, forniscono allo stampatore la miscela più adatta alle sue necessità, nelle quantità e nel momento in cui gli serve, evitando i problemi e i costi di stoccaggio.

Come vede il futuro dei solventi in un mondo orientato al solvent free?

Io penso che la sostenibilità sia un valore primario e un obiettivo a cui orientare la R&D in tutta l’industria. Oggi, però, le statistiche documentano che la domanda di inchiostri cresce e che viene soddisfatta perlopiù da prodotti a solvente. Le ragioni sono note: stampare ad acqua sui substrati di plastica è molto difficile, gli inchiostri a base di nitrocellulose hanno bisogno di solventi per non incorrere di difettosità e, più in generale, le resine non si sciolgono facilmente nell’acqua. Mi sento di affermare che allo stato attuale dell’arte la sostenibilità degli inchiostri si ottiene scegliendo solventi come i nostri.