Post Covid: nuovi paradigmi per l’economia

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Estratti dal testo di Gabriele Corte, Direttore Generale Banca del Ceresio, pubblicato da BeBeez  il 21 aprile 2020. Tema: andare avanti cambiando prospettiva.

[…] Nell’articolo pubblicato da BeBeez, Corte passa in rassegna una serie di fenomeni conseguenti al lockdown che, a suo parere, potrebbero utilmente modificare stabilmente il modo di lavorar e di vivere, anche post pandemia. Passa in rassegna i molti vantaggi di un lavoro “in remoto” che potrebbe essere parzialmente adottato in modo permanente, alla ripresa delle industrie culturale e del tempo libero, all’impulso ad estendere la banda larga per agevolare il web networking anche nelle aree decentrate, allo stimolo a potenziare la Ricerca sulle energie pulite, alla maggior attenzione all’alimentazione…

E poi dedica una serie di riflessioni sull’opportunità di ripensare la globalizzazione produttiva e rifondare l’industrializzazione in Occidente. Ecco due passaggi del suo testo, sintetizzati per i lettori di Converting.

Nuovi fattori di competitività

La prima rivoluzione industriale si muove dall’Inghilterra di metà Settecento, non più competitiva sul costo della mano d’opera se confrontata con l’allora concorrenza cinese e indiana. La risposta inglese si basò su competenze tecniche e su una riallocazione del capitale che ne permise la messa in opera. A quasi tre secoli di distanza, il livello raggiunto dalla robotica industriale permette la sostituzione del lavoro manuale con bracci meccanici e di mettere in campo tecniche radicalmente nuove di produzione, tipo la stampa 3D. Diventa nuovamente predominante la competenza tecnica e la disponibilità di capitali rispetto alla ricerca del minor costo umano.

Re-industrializzare l‘Occidente

Il tempo per una reindustrializzazione occidentale è arrivato, anche perché buona parte delle economie asiatiche, trasformate dalla globalizzazione in centri di produzione mondiali, hanno sviluppato una loro classe di consumatori. Questo non deve essere un processo “no global”; si tratta di mettere a regime competenze, oramai esistenti, per generare un vantaggio complessivo per tutto il pianeta.

Qualche dato a titolo di esempio

Cosa vuol dire in termini economici ed ecologici produrre un computer in Europa invece che fargli fare 16 mila km su una nave con un viaggio di due mesi? Se puntassimo un compasso su Milano, con un raggio di 2mila km copriremmo tutta l’Europa, parte della Russia, i Paesi affacciati sul Mediterraneo e parte del Nord Africa atlantico. Ragioniamo ancora in termini di costi economici e ambientali e riflettiamo su cosa possa significare ridurre i trasporti a un ottavo rispetto alla provenienza asiatica.

Ringraziamo la redazione di BeBeez per avere autorizzato la pubblicazione. Per leggere l’articolo integrale CLICCA QUI

Note

Banca del Ceresio SA è una banca svizzera costituita nel 1958. È di proprietà della famiglia Foglia attiva nel settore dei servizi finanziari fin dal 1919.La banca è specializzata nell’offerta  di servizi di gestione patrimoniale, consulenza finanziaria, intermediazione e custodia per clientela privata e istituzionale (da www.ceresioinvestors.com).

Banca del Ceresio è tra gli investitori storici nel settore degli hedge fund. Al gruppo fanno capo anche le controllate di Londra, Belgrave Capital Management Ltd che gestisce la SICAV lussemburghese Vitruvius, e di Milano, Global Selection SGR SpA che gestisce fondi speculativi, e la Ceresio SIM SpA (da wikipedia).

Il primo fondo hedge è stato creato nel 1949 da Alfred Winslow Jones, giornalista di Fortune e sociologo. Occupandosi di borsa e investimenti, Jones arrivò a sviluppare una tecnica di gestione che puntava a ridurre il rischio connesso all’andamento del mercato e contemporaneamente realizzare rendimenti elevati. Per raggiungere questi obiettivi divergenti Jones pensò di utilizzare modalità operative non consentite ai fondi normali (mutual funds), sfruttando una falla nella normativa USA in vigore a quei tempi. Dato che l’Investment Company Act del 1940 si applicava solo a fondi con almeno 101 investitori, Jones decise che il suo fondo avrebbe avuto non più di 99 investitori. Un richiamo a questa impostazione è presente anche nella normativa italiana. I fondi hedge sono stati introdotti nel nostro ordinamento nel 1999 con limiti importanti: massimo 200 partecipanti con almeno 500mila euro investiti ciascuno e divieto di sollecitazione all’investimento. Il limite dei 200 partecipanti venne poi abrogato nel 2008 (da www.borsaitaliana.it).

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