Profilazione delle macchine, bilanciamento delle tecnologie di stampa, gestione avanzata degli inchiostri, rivoluzione dei sistemi informativi e automazione di macchine e servizi… L’ottimizzazione del processo come leva per contenere i costi garantendo qualità costante, rispetto delle norme e l’avanzamento continuo delle competenze del settore.
Il mercato del packaging flessibile attraversa, come noto, una fase di stabilità dei consumi e pressione sui margini, con una riduzione del prezzo medio al metro quadro sulla maggior parte dei prodotti e il persistente rincaro delle materie prime a rendere ancora più faticosa la vita dei converter.
In questo scenario, la competizione si gioca sempre più sulla capacità di rivedere la gestione dei processi della cultura tecnica alla luce di un rigoroso controllo dei costi. Di Mauro Officine Grafiche SpA lo fa sostenuta da una strategia di sviluppo che apre a nuovi mercati, mettendo mano ai flussi informativi e informatici e rivoluzionando il lavoro in sala stampa.
Ce ne parla Niso Bartolucci, chimico per formazione ed esperto di processi per esperienza sul campo, Sustainability Manager e membro del consiglio d’amministrazione del gruppo cavese.
Dottor Bartolucci, le condizioni avverse del mercato costringono i player a rivedere i propri schemi. Dove si gioca la partita?
Oggi soprattutto sull’efficienza del processo. I volumi, tutto sommato, tengono, ma il prezzo medio cala e la marginalità si assottiglia. In questo quadro non ci possiamo permettere inefficienze: ogni metro di scarto, ogni avviamento inutile, ogni errore di colore ha un impatto economico diretto.
Che scelte avete fatto per affrontare un problema che riguarda l’intera operatività e quindi la cultura tecnica?
A livello generale, stiamo rivoluzionando l’informatizzazione dell’azienda, abbandonando il nostro storico sistema per passare a una piattaforma più moderna e integrata. Sarà una transizione lunga e complessa ma necessaria, che ci permetterà di avere un controllo immediato su preventivi, magazzini, consumi, dati di produzione, manutenzione… E di fare un balzo in avanti anche nella gestione economica, perché senza dati affidabili e veloci non si possono governare i costi.
State investendo anche nell’Intelligenza Artificiale?
L’IA è già integrata nelle macchine: regola parametri, ottimizza processi, raccoglie dati. Il vero salto sarà l’integrazione di questi dati a livello gestionale; quando velocità, consumi, scarti e fermi macchina confluiscono in un unico sistema sarà possibile prendere decisioni veramente basate sui numeri.
E in sala stampa?
Abbiamo lavorato molto sull’integrazione tra prestampa interna ed esterna, produzione dei cilindri e stampa. Tutte le nostre macchine sono profilate e dotate di spettrofotometri e questo, fra l’altro, ci permette di predire il risultato finale già dalla prova digitale.
Oggi arriviamo a una rispondenza del 95% tra prova e stampa; significa ridurre drasticamente le messe a punto e gli scarti, quindi meno imprecisione che riguardano la cultura tecnica; considerando che un solo passaggio macchina vale 100–120 metri di materiale, con riduzione dei costi e miglioramento del servizio al cliente.
Meno correzioni in macchina e più controllo a monte…
Esatto. Se la prova digitale non convince si corregge in prestampa, con costi decisamente più bassi della macchina. In stampa devi produrre, non sperimentare: questo approccio ha ridotto in modo significativo tempi, scarti e consumi.
State lavorando anche sulla gestione degli inchiostri?
Sì, è sempre stata un’area critica e ci abbiamo dedicato molto tempo, cura e competenze, a partire dalla gestione dei resi. Oggi i colori di processo non vengono più “inquinati” e le tinte speciali recuperabili vengono caratterizzate, misurate e archiviate.
Abbiamo un database di ricette che integra anche gli inchiostri riutilizzati e il risultato è una riduzione drastica degli sprechi e dei costi di smaltimento, con risparmi che arrivano a diverse centinaia di migliaia di euro l’anno. A riprova che la sostenibilità, se fatta bene, coincide con l’efficienza industriale: meno inchiostro buttato, meno colle inutilizzate, meno lavaggi generano anche meno costi vivi.
Che ne pensa dell’ECG?
È un approccio innovativo a quel tema cruciale che è la gestione colore, su cui abbiamo fatto delle sperimentazioni e che teniamo monitorato. Attualmente però abbiamo imboccato un’altra strada, puntando a ottenere in quadricromia il gamut più esteso possibile, anche in alternativa a molti Pantone.
Gli uomini della prestampa stanno registrando risultati estremamente soddisfacenti e, anche in questo campo, in palio c’è un abbattimento dei costi legati ai consumabili e ai cilindri/lastre.
Recentemente avete investito sia in rotocalco sia in flessografia. Con che logica?
La rotocalco resta imbattibile sulle grandi produzioni: costanza di stampa, stabilità del processo, costi competitivi quando i volumi sono importanti. La flessografia cresce perché, su alcune tipologie di lavoro, consente risparmi su matrici e avviamenti; non è una scelta ideologica, è una scelta industriale.
Il cliente vuole spendere meno, ma pretende le stesse garanzie di sempre e crescono i brand che ci chiedono di sperimentare dei lavori in flexo per verificare in prima persona la differenza di qualità e di costo.
In questo contesto la sostenibilità è ancora un tema?
Di più: è una direzione obbligata. Tutti chiedono imballaggi riciclabili e strutture semplificate, monomateriale; il problema casomai è che la filiera del riciclo, soprattutto per il flessibile, non è pronta.
Mancano impianti, manca un mercato stabile per le materie prime seconde e i tempi imposti dalle normative sono, a mio avviso, troppo ravvicinati. Quindi il rischio è uno scollamento tra obiettivi e realtà industriale. Esatto.
Noi facciamo la nostra parte: progettiamo strutture riciclabili, riduciamo gli scarti, ottimizziamo i processi. Ma senza investimenti infrastrutturali e senza incentivi al riciclo, soprattutto per il PP flessibile, sarà difficile raggiungere certi target in tempi brevi.
In sintesi, oggi qual è la leva principale di competitività?
La cultura tecnica e industriale: conoscenza del processo, controllo dei dati, integrazione tra tecnologie e persone. Le macchine sono importanti, ma è il modo in cui le usi – e in cui governi l’azienda che fa davvero la differenza.
Intervista a Niso Bartolucci per Di Mauro Officine Grafiche.

