Il Buddha e la sostenibilità

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Immaginate il Buddha seduto sotto l’albero del Bodhi con attorno uno stuolo di imprenditori e manager del settore cartotecnico, i loro clienti, product manager e agenzie. Immaginate ora che il Buddha con la sua voce tranquilla enunci queste semplici verità:

  • Il vero packaging green è nessun packaging
  • Ogni packaging cartotecnico può essere riciclato
  • Non tutti i packaging sono ugualmente riciclabili (i poliaccoppiati fanno storia a sé)
  • Pochi sono biodegradabili (e va documentato)
  • Pochissimi sono compostabili (e va documentato)

da cui discendono questi corollari:

  • “Green” non vuol dire niente e in natura esiste un unico packaging perfetto e sostenibile (vedi box “la Regola della Banana”)
  • “Sostenibile” (se non accompagnato da dati concreti e verificabili) non vuole dire niente.
La Regola della Banana
L’unico vero packaging perfetto sotto ogni punto di vista è quello della banana:

  • non soffre di overpacking: l’imballo infatti aderisce perfettamente al prodotto
  • identifica il prodotto in modo univoco;
  • grazie al colore e alla forma unica è perfettamente riconoscibile anche in mezzo a mille altri prodotti della stessa categoria merceologica;
  • segnala la scadenza in modo semplice e facilmente verificabile grazie alle macchioline nere;
  • è anti contraffazione e anti frode: la scadenza non può essere alterata;
  • è accessibile ovvero facile da aprire anche per anziani e bambini;
  • e riconoscibile anche dai non vedenti;
  • è biodegradabile e compostabile anche nel compost di casa.
Chi fa cosa

Non so se il Buddha abbia davvero enunciato queste 5 Verità ma so per certo che la sostenibilità è un tema complesso, una sorta di ombrello sotto il quale vanno, in rigoroso ordine di importanza, le politiche ambientali del mondo, dei singoli Stati, delle Regioni, dei Comuni, delle aziende e infine i comportamenti dei singoli cittadini.

Se guardiamo al report mondiale “Climate Change 2021” (Rapporto del WG1 a questo link) vediamo che la responsabilità delle politiche ambientali cade in massima parte sugli Stati nazionali, e se è sicuramente vero che i comportamenti virtuosi dei cittadini sono importanti è persino banale registrare che senza un efficace sistema di recupero e riciclo poco potremmo fare singolarmente.

Proviamo a pensare al risultato attuale nel riciclo della carta che in Italia ha raggiunto la cifra record del 87,3% in netto anticipo sugli obiettivi per il 2030 stabiliti dalla Comunità Europea e vediamo che questo risultato dipende in massima parte da una legislazione specifica e dalla creazione di impianti di recupero e riciclo efficienti (Rapporto Comieco a questo link).

Due notizie per le aziende

Venendo al mondo delle aziende è normale che un tema così fondamentale faccia si che molti manager e imprenditori si chiedano “cosa posso fare per contribuire?” Se poi si tratta di una piccola o media azienda che utilizza imballi cartotecnici è facile che si rivolga al proprio fornitore di packaging in cerca di risposte.

La buona notizia è che molti packaging sono già “sostenibili” oppure che ci sono poche cose da fare per renderli tali. La brutta notizia è che questo assunto è difficile da accettare.

Capisco che sia più “sexy” comunicare sul proprio sito “il nostro nuovo packaging green” piuttosto che “avevamo già un packaging green ma non lo sapevamo” ma questa è una semplice realtà.

E quindi cosa fare? Da dove cominciare? Adesso!

Per spiegare il mio punto di vista userò una (vera) storia del Buddha.

Una donna molto piena di sé si recò dal Buddha per chiedere come raggiungere l’illuminazione. Il Buddha le disse di recarsi presso un grotta in cima a una montagna; lì avrebbe incontrato un Maestro che l’avrebbe aiutata nel suo percorso. La donna raggiunse la grotta e vide al suo interno una dolce vecchina in meditazione. Non appena la donna fece per avvicinarsi la vecchina si trasformò in un demone che iniziò a inseguirla e a bastonarla gridando “ADESSO ADESSO”! (Adattato da Pema Chödrön “Senza via di scampo” Feltrinelli).

Come insegna il Buddha dobbiamo guardare a quello che c’è ora, e non a quello che potrebbe o dovrebbe esserci finendo per creare un insanabile dualismo con la realtà.

Come direbbe il Buddha :

  • “Quand’è il momento per aiutare l’ambiente ? ADESSO”.
  • “Con quali strumenti ? Con quelli che esistono ADESSO”

Le 3R in concreto: applicazioni e limiti

Parliamo quindi del packaging cartotecnico e proviamo a individuare alcune aree di intervento (per rendicontarle tutte servirebbe un manuale e non un semplice articolo), partendo da quelle più semplici per poi esaminare interventi più complessi.

Partiamo dalle classiche “Tre R”: Reduce, Reuse, Recycle.

Reduce

La riduzione in termini di volume di un astuccio o di un imballo è sicuramente un intervento utile, se possibile progettando il packaging già in funzione della ottimizzazione del bancale. A questo scopo segnalo una applicazione gratuita molto utile che permette di fare simulazioni di carico in modo rapido e efficiente. Se invece vogliamo affrontare un processo di riprogettazione del packaging, ad esempio sostituendo un imballo protettivo multi materiale con uno completamente cartotecnico, allora serve un approccio integrato che coinvolga a fondo le funzioni aziendali sia del cliente sia del fornitore. Da questo punto di vista fa scuola il metodo di lavoro di Deles (www.delesgroup.com) che si occupa non solo della “forma” dell’imballo ma anche di tutto il processo di produzione e approvvigionamento, per ottenere un impatto ambientale ridotto.

Reuse

Il riuso mira a dare una seconda vita all’imballo e a ritardarne il più possibile il momento dell’invio allo smaltimento. Esistono diverse case history interessanti, tra cui quella di Samsung che per la nuova gamma LifeStyle ha creato un imballo che può diventare un piccolo tavolino o una cuccia per il gatto. Si tratta di casi di studio sicuramente importanti ma che, a mio parere, richiedono un fortissimo investimento nella ricerca che va al di là della semplice idea di base.

Recycle

Questa è l’area nella quale a mio parere c’è più da fare, soprattutto al fine di sfruttare in modo efficiente i sistemi di riciclo esistenti (….ADESSO!). Due aree mi interessano in modo particolare: materie prime e etichettatura ambientale. Qui di seguito mi occuperò delle prime, rimandando la trattazione dell’etichettatura ambientale al prossimo fascicolo di Converting.

Carta e cartone FSC

Nei numerosi post dedicati alla sostenibilità che leggo quotidianamente su LinkedIn trovo spesso l’equazione “carta/cartone=alberi abbattuti”. Equazione che non tiene conto dell’esistenza di carte e cartoni prodotti da aziende che aderiscono a programmi di sfruttamento sostenibile delle foreste.

Basta uno sguardo ai quotidiani per capire che la direzione intrapresa è quella giusta, come documentato in un recente articolo del Corriere della Sera intitolato “L’Italia e il record di crescita delle foreste: un milione di ettari in 30 anni.

Carte speciali ricavate da scarti di lavorazione

Ultimamente ho visto nascere numerosi progetti molto interessanti di carte ricavate da scarti di lavorazione di processi industriali o da materie prime, come l’erba o le bucce di pomodoro, che non comportano lo sfruttamento delle foreste.

Un caso interessante è quello del TFK® con il quale Medhea Srl ha realizzato un pratico pack per le famose cioccolaterie Majani. Si tratta di un pack totalmente riciclabile stampato con inchiostri per alimenti e destinato ad essere montato e utilizzato nel punto vendita per confezionare i prodotti sfusi. Il cartoncino è ricavato dagli scarti di lavorazione della canna da zucchero (la cosiddetta “bagassa”) e quindi rientra a pieno titolo tra i prodotti che nascono da una materia prima che non richiede abbattimento di alberi ed evita la fase di smaltimento degli scarti di lavorazione.

Per quanto case histories come questa siano degne di nota, rimangono soluzioni destinate a mercati di nicchia e che da sole non sono certo in grado di determinare cambiamenti radicali nel sistema di produzione e utilizzo di carta e cartone.

Inchiostri, vernici e colle

Sul mercato esiste un’ampia gamma di inchiostri e vernici a basso impatto ambientale. Per ovvie ragioni non posso elencarle tutte, ma mi piace portare l’esempio di un’azienda che ha trovato il modo di creare una colla per packaging utilizzando gli scarti di lavorazione delle concerie.

Basta dare uno sguardo al loro sito (www.Menichetti.it) per trovare numerose soluzioni sia a base vegetale che animale. Quella che ho trovato più interessante è la colla TDS Meniglue totalmente biodegradabile e riciclabile, ideata per le lavorazioni cartotecniche come l’accoppiatura delle scatole rivestite. La formula vincente è quella del recupero di scarti di lavorazione delle concerie che altrimenti entrerebbero nel circuito del riciclo, e dello sfruttamento di risorse a km zero copiosamente presenti nella zona geografica di riferimento della Menichetti.

Prossimo capitolo (e nota economica finale)

Sul prossimo numero della rivista svilupperò il discorso dedicato all’etichettatura ambientale, con un capitolo ulteriore sull’etichetta digitale. E ora mi limito ad aggiungere una nota finale: se il Buddha non è bastato a convincervi che molto si può fare già ADESSO, allora aggiungo un riferimento al fattore economico (che a volte funziona meglio di tante altre argomentazioni). Con partenza da Gennaio 2022, Conai ha esteso la differenziazione del contributo ambientale ai materiali poliaccoppiati a prevalenza cellulosica, anche se non destinati al contenimento dei liquidi.

Cosa significa? Che ogni materiale appartenente alla categoria C/PAP 81 ovvero “imballaggi costituiti in modo strutturale da due o più materiali non separabili manualmente, in cui il materiale prevalente in termini di peso è la carta e il peso del materiale non cellulosico è comunque superiore al 5% del peso complessivo dell’imballaggio” sarà soggetto a un contributo differenziato, in funzione della percentuale di carta contenuta.

In altre parole, cercare soluzioni per aumentare la frazione cellulosica del nostro packaging porterà anche a un risparmio concreto nel Contributo Ambientale Conai.

di Marco Rotondo

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