Dal sondaggio esclusivo di Converting Magazine emergono convergenze su efficienza energetica, automazione dei cambi lavoro e spinta del packaging flessibile.

L’ultima ricerca di quest’anno sui sistemi rotocalco ha raccolto un insieme significativo di riscontri lungo l’intera filiera, con una prevalenza di contributi dal lato dell’offerta (tecnologie, materiali e supporti) e una quota qualificata da parte delle aziende di stampa e converting. Questa impostazione conferisce pesi differenti alle due voci: la prospettiva degli stampatori risulta più “profonda” che statistica, mentre quella dei fornitori è più estesa e rappresentativa. Ne consegue che i risultati vadano letti come un termometro attendibile delle tendenze, adottando però la necessaria cautela quando si proiettano percentuali assolute lato stampa.

Stampatori: la regia del cambio lavoro e la stabilità colore

Alla domanda sulla principale sfida produttiva, gli stampatori si dividono equamente tra gestione dei cambi lavoro e miglioramento di qualità e stabilità colore. Nessuno indica, in questa tornata, il mero aumento di velocità o la riduzione dei costi come priorità isolata. È un segnale interessante: la produttività si gioca più nella continuità ordinata che nel picco di velocità, e la qualità è la condizione per mantenere margini in mercati sempre più esigenti. Nei tempi medi di setup prevalgono finestre tra 30 e 60 minuti, con casi che arrivano fino alle due ore: una variabilità che spiega la centralità attribuita al changeover e alla messa a punto del colore.

Energia: costo reale o “costo nascosto”?

Se da un lato alcuni stampatori quantificano l’incidenza energetica sotto il 20%, dall’altro metà del campione dichiara di non monitorare il peso dell’energia nei costi totali. È la fotografia di un “doppio binario”: chi misura ha leve per ottimizzare, chi non misura affronta un costo potenzialmente significativo senza strumenti per ridurlo in modo sistematico. Nonostante ciò, la maggioranza ha già adottato forme di recupero calore e una quota importante ha investito in fotovoltaico, mentre il monitoraggio in tempo reale dei consumi è meno diffuso: un indizio che la transizione energetica è iniziata “dall’hardware”, ma non sempre è accompagnata da analytics operativi.

Automazione in macchina: registri digitali sì, logistica no

Tra i sistemi di automazione più utilizzati dagli stampatori spiccano le regolazioni automatiche di colore e registro, seguite dal cambio cilindri automatico; meno diffusi il controllo qualità in linea e la logistica interna automatizzata. In controluce si intravede un percorso a tappe: prima si automatizzano gli anelli deboli del processo di stampa, poi – più lentamente – si estende l’automazione alla movimentazione e alla verifica sistematica dei risultati. In prospettiva di investimento, gli stampatori indicano soprattutto software di gestione della produzione (MES) ed efficienza energetica, mentre nuovi impianti, retrofit e formazione non emergono come priorità immediate: una scelta che privilegia il “cervello” digitale e la riduzione dei kWh rispetto a capex pesanti o a programmi formativi strutturati.

Digitalizzazione: essenziale per alcuni, marginale per altri

La digitalizzazione dei processi rotocalco divide il fronte degli stampatori: metà la considera essenziale, l’altra metà poco utile. È una spaccatura che suggerisce una maturità digitale disomogenea e, probabilmente, esperienze d’uso molto differenti tra stabilimenti. L’impressione è che, senza una mappa chiara dei casi d’uso e dei ritorni misurabili, l’adozione resti episodica. Ostacoli come i costi iniziali, il rischio di interruzioni, la formazione e la percezione di supporto tecnico affiorano come leve critiche per passare dal “pilota” al “pervasivo”. Quanto al giudizio sui fornitori, nessuno degli stampatori interpellati li qualifica come veri partner strategici: prevalgono valutazioni che sottolineano scarsa proattività, orientamento al prodotto più che al servizio e limitata attenzione alle esigenze specifiche.

Mercati: il packaging guida, con accenti “premium”

Sul fronte mercati, la domanda che traina le commesse rotocalco degli stampatori è perlopiù nel packaging alimentare, con citazioni specifiche al segmento profumeria e lusso come ambiti in crescita: contesti dove stabilità cromatica, brillantezza e omogeneità di fondo giustificano la scelta del processo.

Fornitori: produttività come combinazione di changeover, inchiostrazione e cilindri

Passando alla prospettiva dei fornitori, la produttività rotocalco è letta come effetto congiunto di automazione dei cambi lavoro ed efficienza dei sistemi di inchiostrazione, con la qualità dei cilindri/incisione a fare da base meccanica del risultato. Software di gestione e controllo sono onsiderati abilitatori, ma meno “incisivi” se non accompagnati da interventi di processo e componenti. Dal mercato, spiegano, arriva prima di tutto la richiesta di ridurre i costi di produzione; vengono poi produttività/OEE, energia e automazione: un ordine di priorità che riflette la pressione competitiva sui margini.