USA: il Paese della flexo

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Grazie alla collaborazione fra Studia.Bo e Acimga, che fornisce alle imprese associate una molteplicità di rapporti specializzati per prodotti e aree di sbocco, Converting offre ai lettori una selezione di dati e analisi di mercato esclusivi e aggiornati, relativi alle economie più interessanti per le aziende export oriented. Questa volta ci focalizziamo sulla stampa fessografica, che vede gli Stati Uniti al primo posto della classifica sull’import mondiale di macchine.

Gli Usa sono di gran lunga il primo importatore mondiale di macchine per la flessografia che, come noto, rappresenta la tecnologia di stampa più diffusa. Nelle statistiche a valore, l’unione a stelle e strisce esprime il 15% della domanda mondiale, con il secondo mercato, il Messico, distanziato di oltre 100 milioni di euro (tabella 1). Inoltre, gli Stati Uniti evidenziando dinamiche di crescita particolarmente accelerate: tra il 2009 e il 2017 si stima un +7% medio annuo nelle importazioni totali a valore (in euro), che lo scorso anno hanno toccato un nuovo massimo (tabella 2).

Italia, secondo partner

Questi dati sono più che sufficienti a documentare l’importanza del mercato statunitense per i costruttori di macchine flessografiche. Questo è particolarmente vero per l’Italia il cui export di settore nell’ultimo biennio è cresciuto a due cifre, raggiungendo un valore 2017 di 43 milioni di euro e con un balzo in avanti di 17 milioni rispetto a due anni prima (tabella 3). L’Italia si colloca, così, al secondo posto tra i paesi partner, con una quota del 25%. Prima è, come sempre, la Germania che domina la classifica dei fornitori con il 42% del giro d’affari (tabella 4).

Le prospettive del prossimo quadriennio

Al riguardo è opportuno segnalare che, pur restando assai significativa, in questo settore la distanza fra leader e co-leader si va riducendo, come accade su molti altri mercati. Lo vediamo leggendo la tabella 4, che documenta l’evoluzione dal 2000 al 2021 dell’export negli Usa dei primi venti Paesi della classifica. È una tabella che dice tante cose. Anzitutto, evidenzia la crescita continua del mercato in generale e dei primi due esportatori in particolare. Poi mostra, come già accennato, che la forbice fra le quote di mercato di Germania e Italia si va riducendo, con una Germania che inizia a perdere punti passando dal picco del 50,3% del 2008 all’attuale 42,1% (2017) per arrivare, secondo le stime, a un 38,9% nel 2021. Viceversa, i costruttori nostrani sono andati aumentando la loro presenza già a partire dal 2000, con una progressione dal 21,3%, al 23% del 2008, fino al 24,6% del 2017. Nell’immediato futuro, però, anche i costruttori italiani rallenteranno la corsa, ridimensionata a un 21%.

Piccoli concorrenti crescono

Quali competitor se ne avvantaggeranno? Sempre secondo la nostra tabella, comparando la situazione fotografata al 2017 e le previsioni al 2021, nel gruppo dei primi 5 cala la Francia e crescono Canada e soprattutto Danimarca. Passando al secondo gruppo, è soprattutto Taiwan che mostra la progressione maggiore – rispetto a Svizzera, Spagna e Regno Unito, in calo, e all’Olanda che cresce ma di un modesto mezzo punto. Nel gruppo degli ultimi, invece, la Cina passa da un insignificante 0,1% di quota di mercato, corrispondente a un valore di 0,2 milioni di euro, a un più interessante 3,3% per un corrispettivo di 6,9 milioni di euro. Naturalmente questi scenari, disegnati prendendo a riferimento le stime del Fondo Monetario Internazionale al gennaio 2018, sono soggetti a tutti i cambiamenti che un eventuale mutamento nelle politiche economiche del Governo statunitense potrebbe determinare. Per ora, “a bocce ferme”, nel complesso nei prossimi 4 anni le prospettive di crescita delle importazioni Usa di macchine da stampa flessografica appaiono positive, con un tasso di variazione atteso del +4.8% medio annuo nei valori denominati in euro, con l’Italia ancora nel ruolo di co-leader del mercato.

La cartotecnica tira la volata

Uno sguardo alla tabella 5, l’ultima di questo servizio, dà anche un’idea delle tipologie di macchine che godono di maggior favore sul mercato statunitense. Allargando la visuale dalle sole macchine per la stampa flexo alle altre merceologie inerenti la produzione di packaging flessibile e cartotecnico, vediamo proprio in quest’ultimo settore gli sviluppi più significativi. L’export di macchine cartotecniche nel 2017 valeva 1,5 miliardi di euro, dopo una crescita del 3,6% rispetto al 2008; inoltre, da qui al 2021 si prevede un ulteriore aumento medio annuo del 6,4%. Assai minori, in proporzione, i tassi di variazione dell’import statunitense (sempre al 2021) di macchine per il converting (+3,1%), la legatoria (+1,4%) e la stampa in generale (+1,9%). Più elevati, per contro, i valori di partenza nel 2017: 8,8 miliardi di euro per l’import statunitense di macchine per il converting, e 25,2 miliardi di euro quello delle macchine da stampa.

Nota: Le informazioni contenute in questo report fanno riferimento alla Banca Dati Ulisse sviluppata a partire dai dati ONU e Eurostat. L’unità di base assunta è il Flusso annuale di commercio estero di un dato codice di prodotto fra due paesi partner.

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