Standard ISO: cosa bolle in pentola

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Cambio di passo sui tavoli internazionali dove si gioca la partita della standardizzazione. Carlo Carnelli assume il coordinamento della Commissione Tecnica di Acimga e lavora in gruppo per contare di più in sede ISO. Con obiettivi cruciali per l’internazionalizzazione del Made by Italy.

Fino a pochi anni fa erano gli americani e i tedeschi a guidare la partita della standardizzazione nella stampa e nel converting. Perché molto evoluti sul piano tecnologico, ben strutturati a difesa degli interessi nazionali e, buon ultimo, in grado di sostenere gli oneri organizzativi e finanziari che pertengono alla presidenza di un Comitato Tecnico (TC) ISO. Ma poi il mondo è cambiato, gli equilibri si sono rimescolati e hanno preso voce molti Paesi prima marginalizzati da ritardi nello sviluppo o nella capacità di fare sistema. Così, per fare un esempio macroscopico, è la Cina oggi a presiedere il TC ISO 130 (i Technical Committees relativi alle arti grafiche, Ndr) e una larga parte di altri TC strategici nell’industria: ha le risorse per farlo ed è diventata un grande esportatore, interessato ad affermare a livello internazionale degli standard a misura della propria offerta.

Per l’Italia cosa è cambiato? Poiché in sede ISO ciascun Paese, grande o piccolo che sia, esprime un voto, accade che più si è, e meno potere hanno le grandi lobby di nazionali di fare muro. E i costruttori italiani, che esprimono la leadership tecnologica e di mercato in tanta parte dell’industria grafica, intendono strutturarsi per contare quanto meritano.

Dalla roto alla sicurezza: i primi successi

Che non si tratti di mere intenzioni lo mostra il significativo successo appena incassato dai costruttori del Gruppo Italiano Rotocalco di Acimga: «Nella fitta rete di norme ISO sulle Arti Grafiche mancava quella dedicata alla stampa rotocalco del packaging – ricorda Carlo Carnelli (nella foto), già responsabile del Comitato Normativo di Acimga e ora capo dell’intero Comitato Tecnico – così i membri del Gruppo si sono fatti avanti per colmare il vuoto e far sentire la propria voce in una tecnologia in cui sono leader mondiali. Una tempestività e concretezza che indicano la strada: non solo la proposta è stata accolta ma l’editing della norma è stato affidato a me in quanto capofila dell’Italia assegnandoci, di fatto, la preminenza nella stesura dei contenuti. Al prossimo incontro del WG3, calendarizzato per la primavera, presenteremo la prima bozza».

Per il Comitato Tecnico di Acimga si aprono nuovi orizzonti. Se fino a poco tempo fa le sue attività erano interamente focalizzate sulla sicurezza (la famosa Direttiva Macchine che fa riferimento ai lavori del WG5), ora l’intento è di partecipare a tutti i lavori del TC 130, stabilendo preliminarmente – tramite un accurato sondaggio dei reali interessi delle aziende associale – quali tavoli seguire in prima persona. «Senza per questo, ovviamente, smettere di presidiare la sicurezza, dove le nostre aziende mettono in campo tecnici molto preparati e dove anche di recente abbiamo votato due norme significative».

Le molte partite aperte

Il Tecnhical Committee 130 lavora su tantissimi tavoli, apparentemente lontani dagli interessi dei costruttori di macchine ma in realtà spesso di importanza fondamentale.

«Il WG2 – porta ad esempio Carnelli – sviluppa standard per lo scambio tra brand owner e stampatori dei dati digitali relativi a colore, settaggi, tolleranze eccetera, dati che una macchina da stampa “compatibile” può leggere in automatico con ovvi vantaggi. È qui che sono nati il PDF, il CxF, il JDF e nuovo il PDF/X 6, appena pubblicato, che contiene numerose novità di rilievo.

Ed è qui che nel 2020 è stata pubblicata, dopo un lungo lavoro promosso da un grande gruppo di imprese di tutto il mondo, la ISO 20616- 1 PQX (Print Quality Exchange) e dove si lavora oggi per pubblicare il prima possibile la ISO 20616-2 PRX (Print Requirement Exchange). L’intento è di arrivare a uno standard di comunicazione univoco per arginare la proliferazione di file format proprietari, che vanno a favorire i produttori più diffusi a discapito di quelli con minor diffusione. La scommessa è a chi farà prima…».

Nazioni come la Germania o gli Stati Uniti, peraltro spesso in contrasto diretto, hanno una lunga tradizione di lobbying “aggressiva” guerreggiata con l’arma di tecnologie esclusive. Presidiare i tavoli ISO serve a bilanciare la supremazia dei competitor sui mercati.

Gli esempi di lavori in corso in ambito prestampa sono ancora tanti, e tutti con conseguenze rilevanti per i costruttori di macchine. Quelli inerenti la ISO/TS 18621-11 per una definizione quantitativa del gamut size, per fare un esempio interessante, che fra l’altro permetterebbe di comparare sulla base di dati le prestazioni delle diverse tecnologie  di stampa. O quelli per la specifica tecnica ISO TS21328 sul multicolor process printing: costruire un processo vero e proprio partendo dall’attuale frammentazione fra mille sistemi proprietari è davvero impegnativo (abbiamo costituito una sottocommissione interna ad hoc) ma il gioco vale la candela, visto che in palio c’è la caratterizzazione di una macchina per la stampa in multicromia….».

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