L’Italia dell’imballaggio è una filiera solida, innovativa e competitiva del Made in Italy che vale 51,3 miliardi di euro tra produttori di imballaggio e costruttori di tecnologie per il confezionamento, la stampa e il converting.
La forza della filiera italiana dell’imballaggio
La produzione nazionale di imballaggi è un comparto strategico per l’economia nazionale e rappresenta il 3,3% del fatturato della manifattura e l’1,7% del PIL, nel 2024 ha raggiunto 17,26 milioni di tonnellate, in crescita dell’1,1% rispetto all’anno precedente e un fatturato complessivo che si attesta a 37,96 miliardi di euro. Le previsioni indicano una crescita stabile della produzione nazionale, con un incremento atteso del +1% nel 2025 e un tasso medio annuo del +1,2% fino al 2028 (Fonte: Istituto Italiano Imballaggio).
Le sfide della transizione sostenibile
Se i dati economici delineano un settore in buona salute, la transizione verso un’innovazione sostenibile continua a svilupparsi lungo percorsi complessi e spesso impervi. Oggi la filiera si trova a dover rispondere sia alla sfida ambiziosa lanciata dall’Unione Europea che, con il nuovo regolamento Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), mira a ridurre entro il 2040 i rifiuti di imballaggio del 15%, sia di fronte alla costante crescita della domanda, da parte dei consumatori, di imballaggi sicuri, pratici e sostenibili. Continuare a crescere riducendo l’immesso al consumo è l’obiettivo da perseguire, ma per raggiungerlo è necessaria una soluzione di sistema che tenga insieme tutta la filiera in dialogo con le istituzioni a cui chiedere strumenti stabili e applicabili che non lascino indietro nessun attore, da chi produce a chi utilizza, da chi recupera a chi ricicla gli imballaggi.
Filiera a confronto: il dialogo istituzionale
È questo il tema al centro dell’incontro tenutosi oggi presso il Senato della Repubblica, Filiera a confronto: l’Italia dell’imballaggio verso la nuova normativa europea, su iniziativa del Senatore Gianluca Cantalamessa, Membro della Commissione Industria del Senato della Repubblica, organizzato da Giflex – Gruppo Imballaggi Flessibili, per presentare i dati economici 2024 del comparto, le richieste e le possibili prospettive alla luce del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR).
«Oggi servono strumenti stabili e applicabili per chi produce, per chi utilizza, per chi recupera e per chi ricicla gli imballaggi. Le imprese non possono lavorare nell’incertezza: devono programmare, investire, innovare» – afferma Alberto Palaveri, Presidente di Giflex – Gruppo Imballaggio Flessibile e Vice Presidente Assografici, con delega al Packaging, «siamo qui per rafforzare e difendere nel nuovo contesto europeo la leadership della nostra filiera».
Le proposte di Giflex: pragmatismo e innovazione
Rispetto all’attuale quadro legislativo europeo (PPWR) Giflex propone un approccio pragmatico alla regolamentazione europea sugli imballaggi, costruttivo e non ideologico, orientato ai risultati e alla fattibilità industriale. Chiede quindi che il governo agevoli le prassi di mercato che generano riduzione di immesso al consumo, attraverso progetti di investimento mirati per permettere alle imprese di trasformare gli obiettivi regolatori in scelte industriali e in risultati misurabili. Il secondo obiettivo è migliorare il sistema di raccolta e riciclo che cambia con il cambiare degli imballaggi, una sfida che l’Italia deve affrontare con spirito industriale senza precludersi soluzioni che possono essere abilitanti come, ad esempio, il riciclo chimico.
«Così come sul tema del revamping la filiera ha chiesto alle istituzioni di migliorare l’efficienza energetica intervenendo solo su una parte della linea produttiva, e ha trovato un primo riconoscimento nella Legge di Bilancio, ora la stessa logica deve accompagnare questa nuova fase della filiera dell’imballaggio, con criteri di sostenibilità chiari e strumenti in grado di compensare i costi del passaggio verso imballaggi sempre più innovativi e sostenibili così da proteggere la competitività della nostra filiera e farla diventare un esempio virtuoso di efficienza e sostenibilità» conclude Palaveri.
Il futuro è flessibile
In parte la risposta alla discrasia tra crescita della domanda e riduzione dell’imballaggio risiede nel flessibile, una soluzione efficiente per ridurre il rapporto peso/prodotto (in media un flessibile pesa il 2-3% del prodotto contenuto) perché impiega una quantità inferiore di materie prime e genera basse emissioni di CO2 contribuendo agli obiettivi europei. Nel 2024 in Europa l’imballaggio flessibile ha raggiunto un fatturato di 18,8 miliardi (Fonte: FPE-Flexible Packaging Europe – Wood Mackenzie) e il suo futuro sembra promettere ottimi numeri a livello mondiale con una previsione che stima entro il 2029 un consumo di 1.816 miliardi di unità (+8,8% rispetto al 2024) e a livello europeo una crescita di 270,9 miliardi di unità (+6,4%) (Fonte: FPE-Flexible Packaging Europe – Euromonitor International). In Italia il settore impiega circa 12.000 addetti con una produzione intorno alle 400.000 tonnellate e un fatturato di oltre 4,3 miliardi di euro (Fonte: Giflex – Mecs).
L’imballaggio flessibile è smart per natura, garantisce prestazioni a zero contaminazioni, assicura la sicurezza alimentare allungando la shelf-life e riducendo gli sprechi alimentari, inoltre garantisce salute e igienicità, ma per il suo riciclo servono azioni concrete. L’imballaggio flessibile, però, non può affrontare da solo la complessità regolatoria. È necessario un approccio condiviso tra attori della filiera e la politica per strutturare soluzioni adeguate e condivise, per questo Giflex intende promuovere nei prossimi mesi la costituzione di un tavolo di lavoro di filiera sulla riduzione dell’immesso al consumo, in dialogo con Governo e Parlamento.
«Il Made in Italy dell’imballaggio è un modello industriale di eccellenza, competitivo e sostenibile. L’Europa deve riconoscere e valorizzare chi è avanti, non penalizzarlo con burocrazia e norme rigide uguali per tutti. La sfida della riduzione dei rifiuti si vince con un approccio di filiera, dialogo con le istituzioni e flessibilità normativa, non con regolazioni ideologiche che mettono a rischio competitività e lavoro. L’Italia deve difendere con forza la propria filiera e dire basta a norme ideologiche che frenano innovazione, crescita e leadership industriale» afferma il Senatore Gianluca Cantalamessa, Membro della Commissione Industria del Senato della Repubblica.
La registrazione dell’convegno del 29 gennaio 2026.
I relatori

Enrico Barboglio
Enrico Barboglio, Direttore Generale ACIMGA: «Oggi sappiamo bene che per avere effetti positivi di sostenibilità dei processi, bisogna ragionare in termini di filiera e non in maniera disomogenea guardando allo sviluppo delle singole parti. Guardando al packaging dobbiamo prima di tutto guardare ai suoi ruoli fondamentali: protezione, preservando il contenuto, e comunicazione, facendo conoscere il contenuto. Ecco che le macchine del comparto rappresentato da Acimga diventano essenziali nei processi lungo tutta la supply chain, perché svolgono funzioni di accoppiamento e laminazione, che servono a proteggere, e perché svolgono funzioni di stampa, che sono essenziali per comunicare. Come rappresentanti dei produttori di macchine e tecnologie nella filiera del printing e del packaging, siamo di conseguenza parte attiva nei processi di innovazione e spinta verso transizione digitale e transizione green».

Riccardo Cavanna
Riccardo Cavanna, Presidente UCIMA: «Il packaging non è un problema da ridurre, ma una funzione da valorizzare. Le macchine di confezionamento italiane nascono per fare questo: garantire sicurezza, qualità e continuità produttiva, usando meno risorse e riducendo gli sprechi. Oggi la sostenibilità non è una parola astratta: è capacità industriale. È adattare impianti esistenti, progettare nuove tecnologie, integrare nuovi materiali, rendere i processi più efficienti senza fermare la produzione. Le nostre imprese lo stanno già facendo, ogni giorno, sui mercati di tutto il mondo. La transizione non può essere solo un obiettivo normativo: deve essere un percorso praticabile. Servono regole chiare, tempi coerenti e strumenti che accompagnino gli investimenti. Il revamping va in questa direzione. Come UCIMA crediamo in un approccio di filiera e in un dialogo costante con le istituzioni, perché competitività e riduzione dell’impatto possono avanzare insieme».

Vittorio Cino
Vittorio Cino, Direttore Generale Centromarca: «La transizione verso la sostenibilità è un percorso di filiera che richiede coordinamento tra materiali, trasformazione, marca, distribuzione e istituzioni. Conciliare le esigenze dei consumatori con il quadro regolatorio significa integrare sicurezza, qualità e prestazioni del packaging con obiettivi ambientali concreti. Per l’Industria di Marca, l’imballaggio non è un elemento accessorio: garantisce sicurezza, qualità e riduzione dello spreco. La sostenibilità diventa efficace solo se supportata da investimenti, innovazione, regole chiare e tempi di adeguamento credibili. Solo con un approccio misurabile e condiviso è possibile costruire un sistema industriale sostenibile, competitivo e duraturo».

Erik Ciravegna
Erik Ciravegna, Ricercatore presso il Dipartimento di Architettura dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, è membro dell’Advanced Design Unit (ADU) e coordinatore dell’Osservatorio Innovazione Packaging: «L’imballaggio non è più un semplice involucro, ma una piattaforma strategica per l’innovazione sostenibile di filiera. Con il progetto FuturE-Pack abbiamo lavorato sul concetto di smartness come “intelligenza di filiera”, intesa come la capacità dell’intero ecosistema di attori del settore di integrare design, dati e tecnologie digitali per abilitare tracciabilità, trasparenza e, tra gli altri effetti, una gestione più efficiente del fine vita dei materiali. In questo scenario, lo smart packaging diventa un vero e proprio “broadcaster” di informazioni, capace di registrare, elaborare e diffondere dati e contenuti lungo tutta la filiera. Il ruolo dell’Università è accompagnare questa transizione, trasformando i vincoli normativi in leve progettuali e contribuendo a costruire modelli sostenibili e competitivi per il Made in Italy».

Andrea D’Amato
Andrea D’Amato, Presidente Federazione Carta e Grafica: «L’economia circolare, attraverso l’imballaggio e il riciclo, rappresenta una eccellenza del made in Italy, frutto di una filiera coesa e integrata che coniuga tradizione, innovazione e sostenibilità. Non sprechiamo questo primato. Possiamo vincere le sfide ambientali europee come PPWR e SUPD coniugando investimenti tecnologici a una agenda strategica che miri alla salvaguardia della nostra competitività. Tema quest’ultimo dirimente e fondamentale per permettere alle nostre industrie di realizzare la transizione ecologica e tecnologica, continuando ad operare sul mercato in maniera sana ed efficiente».

Alessandra Fazio
Alessandra Fazio, Presidente dell’Istituto Italiano Imballaggio: «Il settore dell’imballaggio rappresenta uno dei pilastri dell’industria manifatturiera italiana, con un valore che sfiora i 38 miliardi di euro, oltre centodieci mila addetti e una forte vocazione all’innovazione. È una filiera strategica che accompagna tutte le principali industrie del Paese – dall’alimentare al farmaceutico, dalla chimica al largo consumo – e che oggi è chiamata a rispondere a sfide decisive come la transizione ecologica, l’innovazione dei materiali e l’evoluzione del quadro normativo europeo».
