L’export vola e Marco Calcagni, presidente di Acimga per il prossimo biennio, parla con passione delle sfide da affrontare per sostenere lo sviluppo del comparto (e del Paese). E spiega perché, oggi più che mai, è così importante partecipare.  Elena Piccinelli

Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi Acimga, i produttori di macchine per l’imballaggio e le arti grafiche archiviano un 2012 da primato, con il fatturato a oltre 2 miliardi di euro (+9,1%) ed esportazioni in crescita dell'11% (ormai all’82,7% del totale, dunque a livelli pre 2008). Ma la strada non è tutta in discesa e, in particolare, il mercato domestico langue ancora.
È in questo contesto che l’associazione rinnova le cariche sociali e, scaduto l’incarico di Felice Rossini, elegge a presidente Marco Calcagni, direttore commerciale di Omet. Che, con “la calma appassionata” che lo contraddistingue, ci spiega come interpreta il mandato, alla luce dell’economia generale e delle performance del comparto.

Compito primario di un’associazione imprenditoriale è promuovere lo sviluppo del settore; quali iniziative, a suo parere, sono oggi necessarie per stimolare un mercato interno in sofferenza e sostenere il buon andamento dell’export?
Anzitutto, senza un’azione coordinata fra mondo produttivo e politico non riusciremo a raggiungere risultati importanti e stabili, né in Italia né fuori. Ma farsi ascoltare, e capire, dal Governo, non è facile ed è quindi necessario che i singoli produttori si associno e le stesse associazioni si confederino.
Ne è la riprova, il buon esito della lunga e tenace opera di sensibilizzazione condotta da Acimga in seno a Federmacchine e sfociata nel rifinanziamento delle agevolazioni agli investimenti in beni strumentali (legge 1329/65 Sabatini), che dà una bella boccata d’ossigeno a tutto il sistema manifatturiero.
Detto questo, personalmente, non vedo come sia possibile avviare una politica seria di sostegno ai consumi, capace di rimettere in moto la produzione industriale, senza risolvere problemi strutturali come l’eccesso di tasse e burocrazia, l’insostenibilità di tanti apparati o l’ostinata mancanza di investimenti sui giovani. Che, infatti, se ne vanno all’estero, privandoci del loro entusiasmo, delle loro competenze e della loro capacità di guardare le cose “con occhi diversi”.
Quanto all’export, è ben vero che rappresenta il principale volano di crescita del nostro comparto, ma è anche vero che ci impone il confronto sia con concorrenti occidentali tecnologicamente evoluti (e tanto più organizzati e coesi di noi) sia con gli operatori delle economie emergenti, che migliorano a ritmo veloce la loro capacità di offerta e ancora si avvantaggiano dei bassi costi di produzione.
Anche qui dunque, a mio parere, dobbiamo unire le forze e lavorare per valorizzare il Made in Italy ovvero la nostra particolare, e apprezzatissima, cultura tecnica e imprenditoriale. Su entrambi i fronti, in Acimga stiamo mettendo a punto un denso programma di interventi che – sono convinto – saprà dare un contributo concreto al sostegno del settore.

Rappresentare una compagine variegata come quella dei costruttori italiani di macchine non è facile…
È vero: si tratta di comporre le esigenze, spesso diverse, di imprese medie e piccole, oltre che di vincere la resistenza tutta italiana alla rappresentanza organizzata. A mio parere, però, è possibile e necessario. La vita associativa offre a imprenditori e manager un’occasione insostituibile di incontro e scambio di esperienze che fanno crescere le persone e le aziende; una volta sperimentata non se ne può più fare a meno. È accaduto anche a me, e frequentando con assiduità gli enti internazionali più vivaci ho imparato alcune cose. Ad esempio, che promuovere rapporti informali fra i soci, per stimolare un incontro e uno scambio più personali, genera senso di appartenenza e aumenta in misura rilevante il grado di partecipazione agli incontri istituzionali.
Non ho dubbi, questo rivitalizza programmi e progetti portando, a cascata, a rinnovare le aziende e, infine, i settori di riferimento.

I segnali dell’economia globale sono contrastanti; i costruttori di macchine continuano a mietere successi e buoni risultati ma, al contempo, molte aziende sono in crisi e faticano a mettere a fuoco nuove strategie. Che futuro si prospetta al comparto?
Un futuro di sviluppo purché si prenda atto che il mondo sta cambiando e se ne colga la direzione, modificando di conseguenza l’offerta invece che restare aggrappati al passato… Sarà senz’altro più impegnativo per chi serve l’editoria o le arti grafiche, e più “facile” per chi opera nel settore dell'imballaggio e del converting che, a livello globale, continueranno a crescere in parallelo con lo sviluppo dei consumi e la diffusione del retail moderno.
Darwinianamente direi che “non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno la più intelligente, ma la specie che risponde meglio al cambiamento”.                                                                
 

ACIMGA: Le cariche 2013-2014
Nel biennio 2013-2014 Marco Calcagni (Omet) sarà affiancato da Aldo Peretti (Uteco Converting) come vice presidente e Guido Corbella, confermato segretario generale.
Il Consiglio Direttivo è formato da Ugo Barzanò, past president (IMS Deltamatic), Silvana Canette past president (Flexotecnica), Felice Rossini past president (Rossini), Daniele Barbui (ACE di Barbui Davide&Figli), Alberto Brivio (BP Agnati), Giovanni Cama (Cason), Alfredo Cerciello (Nordmeccanica), Costanza Cerutti (Cerutti Packaging Equipment), Fabrizio Della Casa (Sitma Machinery), Giorgio Petratto (Petratto).
Collegio dei Probiviri: Giulio Falcinelli, Carlo Grignolio, Gianfelice Scovenna. Revisori dei Conti: Fiorino Bellisario (Bizzozero Mica), Pierangelo Colombi, Sante Conselvan (Gama).