Coronavirus: cosa succede in Italia

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L’intera Italia diventa “zona rossa” e tutte le attività non strettamente necessarie alla vita dei singoli e del sistema sono sospese ovunque per due settimane, fino al 25 marzo.

Lo ha annunciato il capo del Governo ieri sera, 11 marzo, accogliendo le istanze delle Regioni più colpite dal Covid-19 che, forse non a caso, sono anche le più industrializzate e “connesse” del Paese e chiedevano misure drastiche per accelerare l’uscita dalla crisi.

Restano dunque chiusi in tutta la Penisola negozi e ristoranti, con l’eccezione di alimentari e farmacie. Funziona invece regolarmente il grosso delle aziende manifatturiere (a partire dalla filiera alimentare, di cui il packaging è parte integrante) ed è garantito lo svolgimento dei servizi pubblici essenziali: i trasporti, i servizi di pubblica utilità, bancari, postali, finanziari, e tutte le necessarie attività accessorie. Annullati, al contempo, gli spostamenti dei privati cittadini, se non per lavoro e altre comprovate necessità.

Viene, così, estesa ovunque la “quarantena” alla base del primo grande successo delle misure di contenimento attivate nei Comuni dove si è sviluppato il primo focolaio del nuovo virus. Proprio ieri, infatti, dopo settimane di lotta, le autorità sanitarie hanno annunciato che a Codogno, epicentro della malattia, il contagio si è arrestato. E, sempre ieri, le televisioni di tutto il mondo hanno trasmesso le manifestazioni di gioia della popolazione cinese alla notizia che oramai a Wuhan, dove il Coid-19 è nato ed è dilagato, il brutto è passato. Alimentando anche qui da noi il sentimento condiviso di fiducia, forza e solidarietà che già prefigura la “ricostruzione”.

L’industria fra smart working e collaudi rimandati                                     

È cambiato intanto, in un pugno di settimane, il modo di vivere e di lavorare degli italiani. Da fine febbraio la popolazione limita all’essenziale gli spostamenti, comunica in videoconferenza ed effettua in smart working tutte le mansioni che non esigono la presenza fisica sul luogo di lavoro, come accade invece ovviamente nella manifattura e nella logistica. La vita sociale è congelata e le fiere dei vari settori merceologici vengono rimandate: a data da definirsi o direttamente in autunno.

È dunque una piccola rivoluzione rapidissima e silenziosa quella che sta permettendo, in queste condizioni, al Paese di continuare a produrre e a funzionare, intanto che l’apparato amministrativo e istituzionale predispone le misure necessarie a sostenere i soggetti che ne hanno bisogno. E che le singole imprese trovano nuovi equilibri per operare nel nuovo contesto: anche nella filiera del printing e del converting dove, in questo momento, approvvigionamenti, produzione e logistica funzionano e i problemi più grandi riguardano l’installazione e il collaudo degli impianti, che vengono rimandati immobilizzando risorse e progetti. Confindustria se ne è fatta carico, promuovendo un sondaggio presso le realtà produttive di tutti i comparti per identificare difficoltà e problemi, e concertare poi con il Governo e le altre parti sociali gli interventi di sostegno. Nel frattempo, dopo il primo periodo di smarrimento, la gente inventa nuovi modi per mitigare la solitudine imposta, tornando a fare palestra insieme (in videoconferenza), a organizzare spettacoli corali (registrando e montando le performance dei singoli artisti), a discutere di calcio o di cultura (via Skype) e tante altre cose ancora, perché vedersi, anche solo “da remoto” consola e dà coraggio. E stimola quella fantasia ingegnosa che il mondo attribuisce all’italiano “tipico” e ricorda – assai più efficacemente dei video patinati da ente del turismo – quant’è ricco di Natura e Cultura il nostro paese, e quanto sarà di nuovo piacevole tornare a viverci alla fine del tunnel.

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