Col cervello e con il cuore: il ciclone IM

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Si scrive IM (il fondatore è Inkmaker) ma si legge “I am”, all’inglese, con un’affermazione di esistenza impossibile da ignorare. Perché il costruttore di impianti per la gestione degli inchiostri si sta sviluppando alla velocità della luce, seguendo una strategia chiara di evoluzione tecnologica e organizzativa. E perché mostra che business e responsabilità sociale possono andare molto bene insieme.

«La nostra maturazione professionale è avvenuta in un’azienda che ci ha offerto le opportunità e lo spazio per crescere, ed è stata una fortuna inestimabile. Oggi abbiamo un’impresa nostra e vorremmo poter “restituire” un po’ di questa fortuna, aiutando altri giovani a costruire il loro futuro». Chi parla è Valentina Cigna ed esprime lo stesso sentimento di Roberto Guerra e Christophe Rizzo, compagni di esperienza da una vita e oggi di board, con i quali guida il nuovo IM Group nel ruolo di presidente e direttore globale HR. Parlavamo di responsabilità sociale d’impresa e della Inkmaker Foundation, che immaginavo periferici rispetto al centro di questa intervista – dedicata a strategia, gestione e tecnologia del gruppo piemontese – e invece proprio lì è emersa “l’anima” di IM, il suo tratto distintivo, oltre la vision e il calcolo razionale degli obiettivi e delle risorse.

Perché per arrivare al successo non basta l’intelligenza astratta: ci vogliono anche generosità, sensibilità per la dimensione collettiva e senso del futuro. Non è un caso che in italiano l’impresa si chiama anche “società”, che un luogo comune (troppo poco frequentato) vuole le aziende fatte di persone, che il credo di IM Group  è “The color of trust”. È emerso con chiarezza durante il lavoro di branding e prontamente colto da Silvio Cimenti, responsabile branding, marketing and communications del nuovo gruppo:  «Conoscerci così bene e da così tanto tempo ha fatto nascere fra di noi il rispetto e la fiducia che stanno alla base di tutto» è l’affermazione corale dei tre imprenditori. E Cimenti, creativo e marketer “imbarcato” in IM insieme alla sua agenzia interna, Think, annuisce.

Il modello e la ricetta

IM Group nasce in aprile per volontà del board Inkmaker, dopo una serie nutrita e rapida di acquisizioni che aprono a nuovi mercati sostenute da una gestione finanziaria estremamente rigorosa («che ci frutta un buon rating e la disponibilità degli istituti di credito», accenna Christophe Rizzo, responsabile della materia per il gruppo).

Obiettivo del rebranding: presentarsi al mercato non come mera somma di aziende né come impresa mangia-tutto, ma come insieme organico di componenti individuate e sinergiche, strutturate per diventare leader nei rispettivi settori di competenza.

IM è l’ultima tappa di un percorso che origina in Piemonte nella F.I.S.A.T., fabbrica di inchiostri di Giuliano Cigna (papà di Valentina). Sull’idea di automatizzare il dosaggio, l’imprenditore avvia una start up dedicata alle mixing station e aperta fin da subito ai grandi mercati internazionali: è la Inkmaker, poi cresciuta in quantità, qualità e competenze. Alcuni dei suoi manager oggi lavorano in IM insieme a Valentina, Roberto e Christophe, questi due rispettivamente responsabili dello sviluppo del business a Est e a Ovest del mondo (insieme a Lau Kar Seng, direttore generale Inkmaker Shanghai).

I tre ragazzi nati in Inkmaker nel 2018 ne rilevano la proprietà e cambiano l’impasto.

La loro ricetta è: prendete della tecnologia di qualità e aggiornatela allo stato dell’arte; adottate una gestione organizzativa e finanziaria precisa e senza sbavature; sposate una strategia di crescita internazionale per linee esterne, che punta a valorizzare specificità e sinergie; dotatevi di risorse interne di marketing e comunicazione, in costante connessione e sintonia con il board…

Con, in più, una politica del personale inclusiva e motivante e l’avvio di iniziative local di rilevanza sociale e culturale, gestite da una Fondazione ad hoc.

Total Process Engineering e sostenibilità

La sintesi è un po’ schematica ma la sostanza è proprio questa e ha consentito di creare una filiera completa e affidabile per l’industria dell’inchiostro, della verniciatura, dei rivestimenti e altre applicazioni ancora, la cui strategia è di offrire al mercato globale ingegneria onnicomprensiva di processo. «Comperare aziende (e lo faremo ancora) – afferma Roberto Guerra – comporta un successivo intervento sulla mentalità, le procedure, il marketing, la R&D di tutte le realtà… In questi primi tre anni stiamo lavorando intensamente per obiettivi e siamo molto fieri del nostro progetto. Stiamo ponendo le basi per il futuro ancora più roseo di un’azienda che oggi già impiega 160 persone e di cui ci sentiamo responsabili».

Il ruolo della tecnologia è capitale. Inkmaker prima e IM Group oggi si distinguono per l’elettronica avanzata, che sta ridando nuova vita 4.0 a un’offerta già importante «dando gambe alla nostra mission di fornitori di soluzioni complete, capaci di ridurre i costi e innalzare la qualità di prodotto dei nostri clienti. Alcune linee di macchine sono state dismesse, altre ridisegnate e investimenti importanti sono stati indirizzati alla divisione Software&Automation. Perché il software è il cuore della nostra tecnologia, e ci permette di aumentare livello, prestazioni e efficienza energetica di tutte le macchine», spiega Christophe Rizzo.

D’altronde, sottolinea Valentina Cigna, «per noi la forza di essere un gruppo viene dalla capacità di crescere guidati dai grandi driver della sostenibilità, che va perseguita e “messa a terra” anche a beneficio diretto dei clienti. E anche da questo punto di vista IM è un cantiere aperto».

Progetti

Il gruppo ad oggi deve metà del fatturato e il 70-80% del parco installato alla cucina colore per prodotti liquidi, e mira a espandersi in nuovi mercati e aree del mondo. «Grazie all’acquisizione della Tecnopails – esemplifica Rizzo – oggi siamo in grado di offrire anche linee di riempimento per il fine linea di tutta l’industria chimica. Quanto all’espansione geografica, miriamo anzitutto alla Germania, con il sostegno della neoacquisita  Swesa, e al Nordamerica, dove abbiamo molto spazio per crescere».

Ma il business non è tutto. «Mia moglie Alice – dice Roberto Guerra – è un’affermata artista malese che ha messo le sue capacità e le sue relazioni al servizio di cause sociali. In collaborazione con strutture e istituzioni di diversi Paesi del sud est asiatico, ha coinvolto bimbi autistici, orfani e giovani con vari tipi di problema nella realizzazione di oggetti d’arte, che poi sono stati venduti per finanziare programmi di charity.  Noi stiamo iniziando a portare questo tipo di esperienza nel gruppo e ne verifichiamo le grandi potenzialità. Né siamo i soli: in Asia, dove lavoriamo per multinazionali del calibro di Tetra Pak, le attività di Alice hanno suscitato attenzione e interesse, e alcuni clienti ci stanno chiedendo di aiutarli a sviluppare progetti simili».

Charity non vuol dire carità

«Questo tipo di rapporto con la società è in piena sintonia con la nostra idea di responsabilità dell’impresa e vogliamo attivarlo anche qui da noi», afferma Valentina Cigna. «Perciò ringraziamo Alice Chang Guerra di avere accettato la presidenza di Inkmaker Foundation: con l’impegno suo e di Silvio getteremo le basi per le nostre attività sociali anche da questa parte del mondo. In Italia non abbiamo un senso della comunità saldo come in altri Paesi ma proprio per questo abbiamo tantissime cose da fare. Magari partendo proprio da San Gillo, dove operiamo come casamadre e abbiamo da poco attivato un’iniziativa di avviamento al lavoro in collaborazione con un istituto meccatronico della zona. Lavorare in un piccolo comune da questo punto di vista può essere un vantaggio».

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