Acimga “spinge” su export e comunicazione

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Una piattaforma di comunicazione social su Linkedin, incontri di filiera in sinergia con le associazioni più vicine, osservatori sui trend esteri, la prima “collettiva” a una fiera africana. Acimga presenta i punti qualificanti del nuovo programma e la base risponde con un +20% di nuovi associati.

L’83% del fatturato dei soci Acimga è dovuto all’export; il varo di osservatori sui trend dei mercati esteri è, dunque, uno dei punti qualificanti dell’azione dell’Associazione. Acimga vi sta dedicando tempo e intelligenza, attenta ad attivare tutte le sinergie che possono moltiplicare i risultati dello sforzo. Collaborando con i rappresentanti delle aree produttive più prossime, ad esempio, come Assocomaplast con cui Acimga condivide anche la sede. O cogliendo “al volo” l’opportunità offerta dalle fiere B2B, come East Afripack 2014, la nuova manifestazione organizzata da Ipack-Ima SpA in Kenia per agevolare il contatto fra buyer africani e produttori occidentali.

Un ponte sul Continente Nero
La prima edizione di East Afripack si è appena svolta, dal 9 al 12 settembre, su 12mila mq della Tsavo Ballroom Kenyatta Center di Nairobi, con 136 espositori, di cui 70 italiani e 66 stranieri. Fra di essi anche lo stand istituzionale Acimga, e una “cordata” di 9 soci interessati a una più diretta ricognizione di quest’area africana in vivace sviluppo: Rossini, Omet, Simec, Imaf, Grafikontrol, Re, Sitma, Gama e Uteco.
«La fiera è stata interessante» testimonia Andrea Briganti, direttore dell’associazione, al rientro dal viaggio. «Oltre a offrire alle aziende l’opportunità di allacciare dei contatti diretti, ci ha permesso di raccogliere alcune informazioni di base sul mercato, grazie a una serie di presentazioni e ai contatti con l’associazione keniota degli industriali (KAM). Ne emerge il ritratto di un settore, quello della stampa di packaging, dove accanto a pochi player di grandi dimensioni, in grado di apprezzare e acquistare tecnologia premium price altamente automatizzata, operano soprattutto piccole e medie imprese labour intensive (visto il basso costo della forza lavoro), attrezzate con macchine semi automatiche.
Quanto ai settori di sbocco, le produzioni più significative riguardano l’industria alimentare, soprattutto il grain based food, e delle bevande di origine vegetale, ovvero succhi di frutta e spremute».
Completa il quadro una GDO agli albori, priva di una una logistica efficiente «nonostante i porti marittimi kenioti siano i più grandi dell’area» e una stabilità politica, seppure caratterizzata dalla dilagante corruzione.
«I capitali, peraltro, ci sono – sottolinea ancora Briganti – e  anche ingenti; la classe media si sta sviluppando, e tutto autorizza a prospettare una rapida evoluzione del mercato».
Acimga è rientrata da questo viaggio arricchita di suggestioni e dati da elaborare, ma anche di contatti promettenti. «Con i rappresentanti della KAM abbiamo in progetto l’organizzazione sia di incontri individuali fra operatori dell’East Africa e produttori italiani di imballaggi sia un “tour” di visite alle realtà locali in occasione della prossima East Afripack. Inoltre, abbiamo stretto relazioni con l’associazione keniota degli stampatori-trasformatori e gettato le basi per costruire una rete di “antenne” e di rapporti privilegiati».

Un hub su Linkedin
L’altro ambito di attività in cui il direttivo presieduto da Marco Calcagni (Omet) raccoglie i primi risultati concreti è quello della promozione e comunicazione, anche sui nuovi media del social network. Briganti vi sta lavorando alacremente e può già annunciare l’ingresso di Acimga in Linkedin, il grande network professionale. «Stiamo realizzando una web corporate page che promuoverà le attività e le iniziative dell’Associazione e, al contempo, farà da “hub” per le  pagine dei singoli associati, nella logica di uno scambio funzionale sempre più intenso con le aziende aderenti. Naturalmente rappresenterà solo una parte delle nostre attività di promozione, ma ci permetterà di coprire un ambito importante, finora negletto, da cui non si può prescindere».
Le aziende del settore sembrano gradire e i primi segni di fiducia si traducono in una rapida crescita delle richieste di associazione: un notevole +20% negli ultimi tre mesi, che inverte la rotta e incoraggia a proseguire sulla strada tracciata.

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