Stampa flexo: il mondo secondo Uteco

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La visione del mercato, i nuovi progetti e il nuovo management di un gruppo che ha accelerato gli investimenti in digitalizzazione e servizio per rispondere alle esigenze nate dalla pandemia. E che spinge sull’innovazione “verde” per stampare e accoppiare i nuovi materiali sostenibili.

A tutta prima Alessandro Bellò e Alessandro Bicego appaiono assai diversi, per temperamento e modo di rapportarsi. Ma quando la conversazione prende l’avvio e la passione per gli argomenti in gioco apre la strada, emergono le consonanze e la complicità nata dalla collaborazione.  Parliamo dei due manager che Aldo Peretti – Presidente, CEO e secondo azionista del gruppo Uteco – ha nominato di fresco: Alessandro Bellò, responsabile globale sales, services & marketing da giugno e Alessandro Bicego responsabile Innovazione da settembre. Che in questa intervista hanno accettato di raccontarci cosa pensano della stampa flexo e non solo, in epoca di pandemia.

Dottor Bellò, per Uteco come sta andando il mercato delle macchine da stampa e converting, e della flexo in particolare?

Il bilancio 2020 non è ancora chiuso (l’intervista è raccolta a metà gennaio, Ndr) ma tirando le somme possiamo essere soddisfatti: se le perdite medie del settore si attestano sul -15/20% e oltre, Uteco dovrebbe tirare la riga con cali a una cifra, grazie soprattutto alle buone performance dell’ultimo trimestre. E durante l’anno in corso contiamo di migliorare questi risultati, lavorando nell’ottica di recuperare i volumi del 2019.

Cosa accade sui mercati?

Purtroppo la pandemia è ancora in pieno corso e buona parte del mondo sta pagando l’inadeguatezza delle misure prese in precedenza: un sacco di Paesi si trovano a vivere oggi quello che l’Italia ha passato nel semestre scorso e la pressione del covid a livello globale è forte. Detto questo, probabilmente ci si sta anche abituando all’idea che con questo virus  bisogna convivere e le dinamiche degli investimenti potrebbero assumere un corso più ordinato e meno volatile.

Quali sono i fattori che più incidono sugli investimenti in macchine da stampa?

Per l’Italia i più evidenti sono la debolezza del sistema politico e, in positivo, la conferma dei finanziamenti agli investimenti industriali. Quanto al resto d’Europa, i Paesi dell’Est non sanno se potranno contare sui fondi dell’Unione: vista la sofferenza generale potrebbero essere distribuiti diversamente. Mentre il Centro-Nord sta vivendo dinamiche simili alle nostre, con le sofferenze generate all’industria manifatturiera dal blocco dei canali horeca e delle attività socio-culturali, ma anche con il grande impulso impresso al comparto dell’imballaggio dal boom dell’e-commerce. In generale un rimbalzo, per quanto modesto, ce lo aspettiamo sia in Italia sia nell’UE.

E nel resto del mondo?

Il destino degli Usa ovviamente dipende dalle decisioni della nuova amministrazione, e non solo in materia di commercio con l’estero ma anche di (paventato) aumento della tassazione delle aziende. Mentre l’America Latina, pur rimanendo un’area con un discreto potenziale, oltre a essere duramente colpita dal covid soffre, ora più che mai, l’inflazione e l’instabilità politica.

L’Asia, che stava manifestando un interesse crescente per la tecnologia flessografica, vive invece dinamiche diverse…

Sì, e sull’Asia, fino a ieri rimasta un po’ in secondo piano nei progetti di internazionalizzazione di Uteco, punteremo sempre di più. In questo momento, però, nonostante sembri meno toccata dalla pandemia, lavorarci è difficile come nelle altre parti del mondo: se in Cina una volta entrati ci si muove senza restrizioni, negli altri Paesi del Far East sono ancora vigenti i bandi di viaggio fra nazioni e se le cose continuano così i nostri collaboratori locali, per quanto capillarmente presenti, quest’anno faranno ancora fatica.

Quali sono i settori applicativi più propensi a investire?

Il food & beverage e il pharma, insieme al personal e all’home care. In calo, invece, il mix cosmetics e più in genere i prodotti legati alle relazioni fra persone.

Ingegner Bicego, come ricade tutto questo sull’offerta e i progetti del gruppo Uteco?

Anzitutto ha generato una forte accelerazione negli investimenti di R&D: è stata una decisione immediata, per rispondere alle nuove esigenze di un mercato in velocissima trasformazione. Questa tempestività – tratto distintivo e punto di forza peculiare di Uteco – ci ha permesso di trasformare i problemi in traino di innovazione, forzando una digitalizzazione che ha cambiato l’offerta.

Uteco già operava in orizzonte “4.0”. Cosa è cambiato?

Anzitutto le priorità. L’assistenza da remoto è diventata un must, come sappiamo, e la digitalizzazione ci ha permesso di continuare a servire i clienti in tutto il mondo, anche nei mesi peggiori. E a livello generale ha creato delle piccole rivoluzioni anche sul piano culturale, dove una serie di pratiche prima giudicate di ripiego ora sono diventate non solo indispensabili ma anche “smart”, come la gestione dei meeting in videoconferenza: se non sai usare Zoom oggi sei out.

Gli obiettivi di sostenibilità e produttività, fino a ieri così importanti, sono passati in secondo piano?

Certo che no! Uteco ha investito di più, non sottratto risorse agli altri obiettivi primari. Perfezionare le macchine in modo che possano gestire nuovi substrati – come quelli riciclati, molto più difficili da processare – è un’attività che non finisce mai. Così come i test sui materiali dei clienti, che realizziamo nel Demo Center: un aspetto della R&D che crea un vantaggio competitivo senza pari, alimentato dalla ricchezza di informazioni generata dal dialogo con migliaia di operatori, ciascuno con la sua esperienza, visione, progetto. Chi viene da noi con un quesito sa che troverà una risposta allo stato dell’arte, favorita dal know how “cross tecnologico” di Uteco, dalla collaborazione con le altre aziende NB Renaissance – come Novamont, partner preziosissimo – e dai contributi degli altri operatori della filiera.

Quali progetti ritiene strategici?

Con il covid sono balzate in primo piano la flessibilità e velocità di risposta della macchina, e la sua capacità di “dialogo” interfiliera, finalizzate a migliorare il time to market: i picchi improvvisi di domanda di molti prodotti durante il primo lockdown ne hanno mostrato con evidenza la ragione. E poi vorrei accennare, perché motivo particolare di orgoglio, le innovazioni grandi e piccole che aumentano il comfort e la sicurezza dell’operatore: sono aspetti a cui dedichiamo da sempre la massima attenzione e su cui le nostre macchine sono davvero avanti. Sulle innovazioni più radicali a cui stiamo lavorando in vista di nuovi orizzonti tecnologici e prestazionali, invece, non posso anticipare nulla, ma annuncio aggiornamenti che faranno rumore.

E il packaging? Come sta cambiando?

Durante quest’anno abbiamo visto la nascita di nuovi laminati sostenibili, e una moltiplicazione di coating e rivestimenti per nobilitare il packaging non solo sul piano estetico ma anche in funzione antibatterica, o per conferire a substrati monomateriale le necessarie proprietà barriera… Tutto questo non potrebbe avvenire senza macchine adeguate. E ha accelerato la tendenza a ibridare le linee con più tecnologie, cosa che  – tengo a sottolineare – in Uteco facciamo già da vent’anni: avere tutte le tecnologie in casa rende più “facile” armonizzarne velocità, tensioni, scarti, modalità di essiccazione e quant’altro serve a realizzare una macchina ibrida. Con un’osservazione: anche da questo punto di vista la flessibilità della tecnologia flexo, non a caso evocata nel nome, le assegna dei vantaggi senza pari.

Alessandro Bellò arriva in Uteco dopo aver lavorato 20 anni per un gruppo multinazionale tedesco, leader nella produzione di impianti a elevata automazione per il packaging alimentare. Durante questa esperienza ha ricoperto diverse cariche manageriali, non solo in Europa ma anche in sedi dislocate in America e Asia Pacific, dove ha trascorso oltre 10 anni. A fine 2019 accetta l’offerta di ricoprire il ruolo di Chief Commercial Officer del gruppo Uteco, con responsabilità globale di sales, services & marketing, e di entrare a far parte del CdA e della compagine proprietaria aziendale. Quando prende servizio, nel giugno 2020, il Covid aveva già stravolto le dinamiche economiche e sociali a livello mondiale. «L’incarico era sfidante, e a me le sfide piacciono, ma approcciare una nuova azienda in piena crisi pandemica ha proiettato le difficoltà su una scala siderale», racconta Bellò. «Tuttavia Uteco è una realtà con grandi progetti. E il fondo di private equity NB Renaissance, che nel 2018 ne ha acquisito il controllo, oltre a rafforzare la solidità finanziaria persegue la crescita del gruppo per linee interne ed esterne, prospettando nuovi sviluppi su scala internazionale».

Alessandro Bicego a settembre 2020 è stato nominato responsabile Innovazione del gruppo di Colognola ai Colli. Il suo percorso è del tutto diverso da quello di Bellò, con cui si è stabilito affiatamento e sinergia: la sua crescita professionale, imperniata su una solida formazione tecnica, è tutta maturata in seno a Uteco. «In questa società ho iniziato a lavorare come project manager, poi sui progetti speciali e come  Project Manager delle diverse business unit, maturando esperienze in tutte le tecnologie di stampa – flexo, roto, digitale e offset – e di coating e laminazione. Oggi coordino gli Innovation Manager di Uteco, per analizzare le esigenze del mercato mettendo a fattor comune esperienze e competenze per moltiplicare le sinergie fra le diverse famiglie di prodotto». Con una forza che genera responsabilità: «La stampa non si studia all’università; la facciamo noi costruttori insieme ai partner di filiera. E dobbiamo essere all’altezza di sfide epocali poste dalla sostenibilità sociale, ambientale ed economica», dichiara il tecnico-comunicatore che abbiamo visto in azione durante la recente open house “virtuale” sul progetto Dualam

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