Nel flexo le formulazioni dei solventi sono in larga parte consolidate. A cambiare rapidamente sono disponibilità, prezzi, logistica e condizioni di approvvigionamento: fattori che trasformano la gestione della materia prima in una variabile sempre più strategica

Nel mondo flexo a banda larga, le formulazioni dei solventi per la diluizione degli inchiostri sono in larga parte consolidate, ma intorno a quelle formule il mercato è diventato molto più difficile da governare. Disponibilità delle materie prime, oscillazioni di prezzo, qualità dei prodotti rigenerati, tempi logistici e capacità di stoccaggio incidono oggi quanto la componente tecnica. Ne abbiamo parlato con Andrea Basso di Chimica CBR, partendo da un punto di vista che unisce produzione, mercato italiano ed esperienza internazionale.

Nella chimica per la flessografia quanto pesa oggi la componente tecnica e quanto, invece, quella economica?

Nel solvente flexo la possibilità di innovare è relativamente limitata. Nella maggior parte dei casi il cliente utilizza miscele di etanolo ed acetato di etile già definite come 80-20 o 70- 30, che poi vengono eventualmente corrette in macchina dallo stampatore con componenti che accelerano o rallentano l’evaporazione in base alle necessità. La formulazione dipende principalmente dall’inchiostro, dalla macchina, dal supporto e dall’applicazione. La vera variabilità oggi arriva soprattutto dal mercato: prezzo, disponibilità e continuità della materia prima. È qui che dobbiamo gestire le maggiori tensioni.

Questo significa che la qualità della materia prima resta comunque determinante?

Assolutamente. Un prodotto rigenerato può essere una scelta corretta anche in ottica di recupero, ma deve rispettare parametri precisi. Se, per esempio, arriva con una percentuale d’acqua incompatibile con il processo flexo, non può essere utilizzato direttamente. Deve essere trattato, distillato e riportato alle caratteristiche necessarie. In questo senso purezza e costanza sono fondamentali. La sostenibilità non può essere separata dalla prestazione: il materiale deve poter rientrare realmente nel processo senza comprometterne la stabilità.

Oggi la reperibilità delle materie prime è diventata una criticità strutturale?

È uno dei temi principali. In condizioni normali i prezzi vengono aggiornati mensilmente, ma nell’ultimo periodo abbiamo visto prodotti cambiare valore anche più volte nello stesso mese, con variazioni molto forti. A questo si aggiunge il rischio di non avere disponibilità dal fornitore. Per un’azienda che gestisce circa 4.000 tonnellate di materie prime in stock e una movimentazione quotidiana importante, significa dover bilanciare continuamente acquisti, spazio, produzione e consegne. Lo stoccaggio diventa quindi una leva industriale e finanziaria, non soltanto logistica.

Italia ed estero reagiscono allo stesso modo a queste dinamiche?

No. In Italia la pressione sul prezzo è molto forte e spesso la decisione si gioca su differenze minime. All’estero oltre alla pressione sul prezzo alla qualità e alla continuità del prodotto, entrano in gioco origine delle materie prime, preferenzialità doganale, cambio, tempi di trasporto, condizioni di pagamento e capacità di gestire correttamente documentazione e procedure. Tra acquisto, produzione, spedizione e incasso possono trascorrere anche mesi: se nel frattempo il prezzo della materia prima cambia, l’effetto sulle marginalità è immediato. In questo scenario, la competenza non si misura soltanto nella formulazione del prodotto, ma nella capacità di garantire continuità, qualità e disponibilità anche quando il mercato diventa instabile. È qui che logistica, acquisti e gestione dello stock entrano a pieno titolo nel processo produttivo.

Chimica CBR è un’industria chimica specializzata nella ricerca, produzione e commercializzazione di solventi, diluenti e specialties per la stampa offset e flexo e per applicazioni industriali. Integra laboratorio, impianti produttivi, stoccaggio e logistica, con elevati standard di qualità, sicurezza, tracciabilità e attenzione all’ambiente.