L’evento romano del Fefco è stato sponsorizzato da Fosber che ha fatto orgogliosamente da ospite ospitante alla suggestiva Nuvola progettata da Fuksas all’EUR. A Marco Bertola, CEO di Fosber, costruttore globalizzato di linee e macchine per la produzione del cartone ondulato, abbiamo chiesto…

Dottor Bertola, come riassumerebbe l’andamento del mercato oggi e le prospettive a breve e medio termine?
Il quadro è complesso ma leggibile. La fine del 2024 è stata una fase di sostanziale stallo, seguita da una graduale riattivazione condizionata, però, dai noti fattori esterni: tensioni geopolitiche, conflitti, politiche tariffarie. Detto questo, parliamo di un settore necessario: il cartone ondulato è un materiale riciclabile, sostenibile, indispensabile in tutte le economie mature.

Le dinamiche cambiano molto nelle diverse aree geografiche del mondo?
Moltissimo. L’Europa è un mercato stabile: non prospetta grandi crescite organiche e, al contempo, impone continui investimenti in sostenibilità, ESG e riduzione della carbon footprint. Questo costringe le aziende a restare tecnologicamente aggiornate, con una logica più di medio-lungo periodo che di ritorno immediato.
Quanto al resto del mondo, in sintesi gli Stati Uniti continuano a trainare, pur con l’incognita delle tariffe; l’America Latina è molto vivace, soprattutto in Messico e Brasile, e in Asia ci sono forti differenze: mentre la Cina è ripartita con forza, sostenuta dal mercato interno, il Sud-Est asiatico segue dinamiche diverse.

Quanto incidono sulle imprese europee le tariffe statunitensi?
Dipende da come è strutturata l’azienda. Nel nostro caso produciamo sia in Italia sia negli Stati Uniti: completiamo la linea localmente e questo riduce l’impatto delle tariffe. Non è indolore, perché incide sui margini, ma è un fenomeno gestibile.

In Europa, però, la crescita resta limitata. Perché continuare a investire?
Perché oggi l’investimento non è più solo legato ai volumi, ma all’efficienza, alla sostenibilità e alla resilienza industriale. Chi non si allinea alle nuove tecnologie oggi rischia di non essere competitivo domani.

Digitalizzazione e intelligenza artificiale sono temi ricorrenti. Quanto sono concreti nel vostro settore?
Molto concreti. Il nostro percorso digitale è iniziato oltre dieci anni fa. Oggi tutti parlano di intelligenza artificiale, ma si tratta dell’evoluzione di un processo già in atto. Non è più solo un tema industriale: è industriale e sociale.

In che senso sociale?
Perché le aziende sono costrette a usare tecnologia e automazione anche per una ragione molto semplice: non si trova personale. In alcuni ruoli c’è una vera e propria carenza strutturale di manodopera; la tecnologia diventa quindi uno strumento per garantire competitività e continuità produttiva.

Automazione però significa anche meno lavoro umano…
Detto così è una semplificazione. Noi utilizziamo la tecnologia per migliorare la qualità del lavoro, non per eliminarlo. Serve a rendere il servizio più oggettivo, meno soggettivo, e a supportare la formazione delle nuove risorse.
L’intelligenza artificiale va usata per aiutare le persone, non per sostituirle senza criterio.

In concreto, dove crea più valore?
Nei dati. In passato si guardavano solo velocità e performance. Oggi analizziamo le cause dei problemi e anticipiamo i fermi macchina. Un fermo non è sostenibile: né economicamente né sul piano ambientale. L’assistenza predittiva nasce da qui, ma senza dati non esiste.

Molti temono l’intelligenza artificiale, soprattutto quella generativa
Perché la conoscono male. ChatGPT è la punta dell’iceberg, uno strumento commerciale. Il vero valore dell’IA è nella capacità di analizzare enormi quantità di dati e restituire risposte rapide.
Il valore aggiunto dell’uomo resta la visione, l’intuizione, la capacità di immaginare. I grandi salti tecnologici sono sempre nati da momenti di crisi.

Servono però regole chiare
Assolutamente sì. L’IA ha potenzialità enormi e servono limiti condivisi. Come ogni tecnologia va governata. In Europa ci si sta muovendo, ma è un percorso che richiede attenzione continua.

Un altro tema critico è la sicurezza del dato
È centrale. I dati macchina sono indispensabili per migliorare tecnologia e affidabilità; i dati personali, invece, non ci interessano e non li raccogliamo. In Fosber lavoriamo secondo principi “zero trust”, allineati a normative come la NIS2 e alle evoluzioni europee sulla cybersecurity.

I clienti però spesso hanno paura
È una paura alimentata dalla disinformazione: poi gli chiedi se usano home banking, Google o i social e la risposta è sempre sì. Ma la sicurezza non è uno slogan, è un processo industriale che parte dalla progettazione della macchina e arriva fino alla gestione del dato.

Se dovesse esprimere in parole chiave le indicazioni per il futuro del settore?
Direi sostenibilità, digitalizzazione, sicurezza del dato. Su questi principi si concentreranno progetti e investimenti: il mercato è complesso, ma le direzioni sono ormai chiare.