Macchinari: i dati della pandemia e della ripresa

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Andrea Briganti, direttore di Acimga (associazione dei costruttori italiani di macchine per l’industria grafica, cartotecnica, cartaria, di trasformazione e affini), direttore della Federazione Carta e Grafica e imprenditore egli stesso, fa il punto sul settore nel 2020 e analizza prospettive e tendenze di mercato. Numeri, obiettivi e riflessioni in vista della ripresa.

Che anno è stato quello da poco concluso per i produttori italiani di macchine per l’industria grafica, cartotecnica, cartaria e di trasformazione e affini?

Nel 2020 il comparto dei costruttori di macchine ha visto una contrazione di fatturato del 16,7% rispetto al 2019 (anno in cui aveva chiuso con un meno 1,6%, sostanzialmente in linea con il 2018) attestandosi su un valore di 2 miliardi e 360 milioni di euro. Questo dato, però, non tiene conto del blocco delle consegne causato dai lockdown e quindi del valore delle macchine rimaste a magazzino; nella situazione data, dunque, è più significativo considerare il valore della produzione, che sicuramente ha avuto una flessione più limitata. Il calo del 20,2% registrato nelle consegne lo conferma.

All’export si ascrive la quasi totalità delle perdite, con una contrazione del fatturato del 14,4%, che diventa dell’8,6% rispetto al biennio precedente. Questa precisazione è importante perché, fatto 100 la capacità produttiva delle aziende, nel 2019 abbiamo registrato un forte ritorno della domanda nazionale sostenuta dagli incentivi 4.0, dinamica che ha ri-orientato la produzione sull’Italia. Non dimentichiamo, infatti, che per realizzare una macchina ci vogliono mediamente 8 mesi dalla formalizzazione dell’ordine e quindi – salvo investimenti strutturali – nell’arco di un anno l’output di un costruttore è limitato alle sole macchine programmate.

Quanto all’import, ha ovviamente risentito anch’esso del rallentamento dei flussi internazionali e ha registrato una perdita del 13,6% a fronte di un consumo apparente del 18,1%.

Quanto ha pesato la pandemia e come hanno reagito i produttori di macchine da stampa in Italia?

Come Acimga abbiamo contribuito, tramite le azioni di lobbying portate avanti come Federazione carta e grafica, a mantenere la continuità operativa e produttiva dei codici Ateco riguardanti le macchine per il converting e per la stampa. Infatti, nonostante da un giorno all’altro questa seconda categoria di impianti sia stata espunta dalla lista definitiva dal Consiglio dei Ministri, la continuità è stata garantita dalle certificazioni dei clienti diretti ovvero degli stampatori.

Le aziende hanno reagito con molta forza all’emergenza, in alcuni casi (pochi) ricorrendo alla cassa integrazione e soprattutto ristrutturando il mix di prodotti e servizi. Molti operatori hanno infatti colto l’opportunità di ripensare i processi produttivi e, soprattutto, il proprio modello di offerta alla luce dei due grandi driver che indicano la prospettiva: la servitizzazione e la sostenibilità rappresentano il futuro anche per imprese sostanzialmente metalmeccaniche come le nostre.

Quali sono le previsioni per il 2021?

L’indicatore degli ordini ad oggi è molto positivo e prospetta un aumento del fatturato che per fine anno potrebbe compensare buona parte delle perdite del 2020. Sebbene sia presto per fare previsioni, stante la progressiva stabilizzazione dell’emergenza Covid contiamo di tornare rapidamente ai livelli di fine 2019.

Che cosa si aspetta il settore dal nuovo Governo e dal Recovery Plan?

Come Acimga e come Federazione Carta e Grafica stiamo intensamente lavorando al Recovery Plan insieme alla nostra società di lobbying. Visto l’impianto strategico del programma europeo di rilancio, quello che aspettiamo sono finanziamenti a sostegno della tecnologia 4.0, soprattutto se collegata alla transizione energetica, e politiche di defiscalizzazione degli investimenti fatti in ottica di digitalizzazione dei processi produttivi e di impatto ambientale positivo.

Quali sono i trend del mercato, dagli investimenti alle tipologie di macchine più richieste?

Riprendendo la risposta precedente, il mercato chiede tecnologie in grado di trasformare dati in informazioni e di moltiplicare l’interconnessione fra macchine, linee e funzioni aziendali diverse – tipicamente, per gestire da remoto il service post-vendita e disporre di strumenti predittivi al servizio della produzione. I produttori di tecnologia, infatti, avranno un ruolo sempre più importante di consulenti, sostenendo gli stampatori sul terreno dell’efficientamento produttivo e della manutenzione predittiva.

Quanto ai trend della domanda, registriamo un grande interesse per le macchine da stampa di nuova generazione ma anche per le tecnologie per il converting, in particolare di cartone ondulato.

Come vede la possibilità che nel settore ci siano aggregazioni o alleanze tra imprese per essere più grandi e competitive?

In linea di principio non ritengo che la grandezza sia un elemento fondamentale di vantaggio competitivo. Quello che conta è piuttosto la capacità di rispondere in modo flessibile e veloce ai cambiamenti di mercato, oltre che di servire i clienti garantendo continuità e vicinanza. Insomma, ancora una volta, è il servizio la chiave di volta. E l’ampiezza dell’offerta: al cliente si deve poter offrire tutto ciò che gli serve – tecnologie e prossimità – per la gestione dell’intero processo di stampa. Le grandi aziende che già hanno strutturato un’offerta ampia e completa stanno “incassando” un vantaggio competitivo molto forte.

Come e quanto è importante la presenza sui mercati internazionali?

È determinante! I costruttori italiani esportano in media il 60% della produzione e l’anno scorso, nelle condizioni che sappiamo, una macchina su due è stata venduta all’estero. Dunque, è fondamentale presidiare con efficacia sia i mercati europei sia quelli extraeuropei: Stati Uniti e Cina in primis e India in prospettiva.

Quali sono le principali innovazioni tecnologiche in corso e attese anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale?

Sicuramente oggi si lavora molto sugli inchiostri, sulla gestione degli sfridi e in generale sulla chimica a vario titolo legata al processo di stampa. Questi elementi faranno la differenza in termini di vantaggio competitivo e di impatto ambientale, insieme ai servizi di consulenza e assistenza, ad esempio in materia di transizione ecologica.

Cosa si attende il settore dalla prossima Drupa in formato virtuale nell’aprile 2021 e quanto pesa il rinvio al 2024 di quella vera e propria?

In questo momento ancora non è chiaro che tipo di formato prenderà l’edizione virtuale di Drupa e quindi non ci sono grandi aspettative. Potrebbe essere l’evento che segna il futuro delle fiere digitali o un momento di condivisione fra i tanti. Segnalo, ad esempio, la Print4All Conference che abbiamo organizzato lo scorso giugno con un riscontro davvero importante a livello internazionale, e che riproporremo questo giugno 2021 col nome di Future Factory.

Il rinvio della Drupa “vera” pesa perché le aziende hanno fatto investimenti in R&D per poter presentare nuovi prodotti alla fiera tedesca. Pesa, però, un po’ meno perché rinviare l’esposizione consente di dare un po’ di respiro a conti economici e flussi di cassa poco brillanti, riallocando parte delle risorse in altre attività di promozione. Il rinvio al 2024 della Drupa “in presenza” sostiene il progetto Print4All: la fiera italiana del printing e del converting si svolgerà nel 2022 colmando un lungo vuoto espositivo e svolgendo un ruolo importante a livello internazionale.

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