L’Italia del converting

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PROPOSTE DA UN COMPARTO Tecnologia competitiva, competenza commerciale, capacità di ascolto (e di riposta) alle esigenze degli utilizzatori: queste le parole chiave dell’offerta Made in Italy per la stampa e la trasformazione, interpretate dai soci Acimga.

A Drupa 2012 i costruttori italiani di macchine e sistemi per il converting (Acimga rappresenta sia quelli che servono l’industria del packaging sia quelli che lavorano per l’editoria e la stampa commerciale) formano una compagine nutrita e agguerrita di imprese fortemente export oriented, attestate in posizione preminente sui mercati internazionali. Danno vita a un comparto costituito da aziende perlopiù medio-piccole, che hanno fatto però della specializzazione produttiva e tecnologica, nonché della flessibilità di approccio e servizio all’utilizzatore, i loro principali punti di forza.
Oggi – in equilibrio dinamico sul difficile terreno dell’economia globalizzata – rivolgono lo sguardo ai mercati più vivaci, mostrando la non banale capacità di competere ad armi pari anche con i concorrenti più grandi (e con le “new entry” dei paesi emergenti).
Recenti dati Acimga ne mostrano gli sviluppi e gli orientamenti, che il presidente dell’associazione, Felice Rossini, sottolinea in questa intervista.

Come si evolve il mercato internazionale del printing e del converting?
Il settore si sta sviluppando in maniera diversificata: l’industria grafica editoriale appare, nel complesso, stabile e matura, mentre quella legata all’industria del packaging sta vivendo una fase di crescita e prefigura buone prospettive.

Quali sono, in generale, le aree geografiche più vivaci?
Rispetto all’anno precedente, nel corso del 2011 le aree in cui l’export italiano ha registrato le migliori performance sono il Nordamerica – negli Stati Uniti in particolare è cresciuto del 45% – e l’Europa, con una buona tenuta dei mercati più importanti a partire da Germa-nia, Francia e Spagna; fra i Paesi extra UE accelerano il passo Russia, Turchia e India. Si segnala anche il netto recupero del Brasile rispetto al 2010.

E le tipologie di macchine-prodotti più richieste?
Le macchine da stampa flessografiche e rotocalco, le coating machines per spalmatura e accoppiamento, le taglierine – bobinatrici e ribobinatrici – e più in generale le apparecchiature per la trasformazione dell’imballaggio flessibile.

Come si posiziona l’industria nazionale in questo scenario e quali sono i principali competitor dei produttori italiani?
I nostri produttori sono ai vertici assoluti dei mercati internazionali. Valgano due esempi su tutti: nelle macchine da stampa rotocalco e per il coating l’Italia è prima al mondo, mentre per quanto riguarda la flessografia si confronta da pari grado con la Germania.

Quali sono i principali prodotti in cui il Made in Italy di settore eccelle?
Nel 2011 i migliori successi sono stati ottenuti dalle macchine per il converting e la stampa, con un aumento del 14-15% di vendite in entrambi i settori, seguite dalle tecnologie per la cartotecnica.

Il comparto risente della concorrenza dei Paesi emergenti?
Si tratta di una concorrenza ancora poco temibile: il livello tecnologico della produzione italiana si colloca a un livello decisamente più elevato rispetto a quello di un tipico “new comer”. Le tipologie di offerta non sono, di fatto, comparabili e rispondono a esigenze diverse.

Più in generale, quali sono i punti di forza che la nostra industria può valorizzare per consolidare il proprio primato? E come possono essere gestiti i principali elementi di debolezza?
Oltre che per l’ingegnosità e l’efficacia delle soluzioni tecniche messe in campo, le imprese italiane “vincono” per la flessibilità e l’orientamento al cliente che, ora più che mai, fanno la differenza. La modesta dimensione delle nostre imprese, invece, rappresenta senz’altro una debolezza strutturale, a cui va data soluzione.
Una possibile strada da percorrere è quella delle reti d’impresa, di cui l’associazione è impegnata a valutare la fattibilità.

Quali sono i progetti più importanti a sostegno del comparto e, in particolare, dell’operatività delle imprese all’estero?
Oltre a lavorare, appunto, sulle reti d’impresa, per comprenderne caratteristiche e potenzialità, siamo impegnati sul fronte della formazione, che rappresenta un ulteriore elemento strategico. A questo proposito abbiamo avviato un progetto per realizzare corsi sui vari aspetti del servizio post vendita, che può fornire alle nostre imprese un’importante leva competitiva.

Quali sono i partner istituzionali e politici di Acimga? L’Istituto del Commercio Estero sta operando con mezzi ridotti: come si sta ovviando a questa limitazione?
Per quanto riguarda l’ICE, ci siamo battuti per la sua riapertura insieme alla Federazione della Filiera della Carta e della Grafica e a Federmacchine.
Di fatto, il nostro dialogo con ICE non si è mai interrotto, tanto che per organizzare la presenza delle delegazioni straniere in visita all’area Acimga ospitata da Ipack-Ima 2012 ci siamo avvalsi della sua collaborazione e stiamo già studiando nuove azioni da condurre insieme.

Acimga sarà a Drupa, come tradizione, all’Eingang Nord, punto nevralgico della fiera. Con una novità: una APP realizzata ad hoc consentirà al visitatore di individuare gli stand degli associati, consultando il proprio cellulare. E la sera dell’8 maggio festa allo Steigenberger Hotel: una serata internazionale riservati ai soci, ai loro clienti e agli espositori dei prossimi Grafitalia e Converflex 2013.                              
 

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