L’analisi di Antonio Sada, presidente dell’omonimo gruppo che opera da leader nell’imballaggio di cartone e presidente di Confindustria Salerno, eletto all’unanimità per il quadriennio 2025-2029.
Presidente, partiamo dal quadro generale: come sta andando il mercato?
Diciamo che non stiamo attraversando un momento favorevole. La depressione dei consumi è evidente, ad esempio dalla quantità di offerte nei supermercati, anche sui beni di prima necessità. È un segnale preoccupante per tutta l’industria, compreso il nostro comparto.
Qual è oggi la priorità assoluta per le imprese?
Affrontare con efficacia il tema del costo dell’energia. In Italia è un problema strutturale e ci penalizza duramente: paghiamo molto più di Spagna e Francia, e questo riduce drasticamente la nostra capacità di competere, soprattutto nei settori energivori come cartiere, ceramica e acciaio.
Se ne parla da decenni. Perché non si riesce a risolvere?
Perché occorre pronunciarsi su temi divisivi e la politica preferisce rimandare. L’energia a minor costo è il nucleare: servono scelte chiare e nuove centrali. Senza, saremo sempre in svantaggio rispetto ai nostri concorrenti europei.
Anche optando per il nucleare, non si vedrebbero benefici nel breve periodo. Nel frattempo, le aziende cosa possono fare?
Devono prepararsi a un futuro complesso. L’automotive, per fare l’esempio più lampante, è in forte crisi e le scelte europee sull’elettrico hanno consegnato un vantaggio enorme alla Cina che, nel frattempo, si è anche aggiudicata il controllo di risorse strategiche in tutto il mondo. Diciamoci dunque chiaramente che abbiamo bisogno di più tempo per raggiungere gli obiettivi del Green Deal, perché in nome dell’economia circolare non si lascia a casa la gente! E in questo contesto le singole imprese devono essere pronte a cambiare rotta e a diversificare.
Per esempio?
Occorre lavorare su più fronti contemporaneamente. Facendo pressione tutti insieme perché il Sistema Paese diventi più agile. Lavorando per gestire con professionalità e lungimiranza il turismo e l’indotto generato da quel patrimonio straordinario che è il nostro Paese. Impegnandoci a difendere la nostra industria, perché non c’è economia che regga senza attività produttive forti. E se un’impresa rischia di soccombere per le difficoltà del mercato, deve avere il coraggio di puntare su altre produzioni, come insegna la Germania, con la riconversione massiccia dall’automotive ai droni…
Veniamo al cartone ondulato che risente direttamente del calo dei consumi. Come reagire?
Con la competitività, che oggi significa innovazione: innovazione di prodotto e di processo, insieme a una sostenibilità praticata e concreta, non di facciata. È l’unico modo per non spegnersi lentamente.
La sua azienda in che direzione sta investendo?
Su innovazione e miglioramento dei processi. Automazione, digitalizzazione e intelligenza artificiale non sono più concetti astratti: stanno già cambiando il volto dell’industria e vanno integrati rapidamente.
State cercando anche opportunità in nuovi mercati?
Assolutamente sì. Teniamo orecchie aperte e occhi spalancati, anche pensando a diversificare. Le nubi non mancano: crisi della domanda di beni alimentari, dazi, tensioni geopolitiche… ma le imprese italiane hanno superato terremoti, crisi finanziarie e pandemie. Reagire è nel nostro DNA nazionale e individuale, e continueremo a farlo.
Un’ultima battuta sul futuro del Paese?
L’Italia oggi, sorprendentemente, è messa meglio di Germania e Francia, e anche se è meno agile di Spagna e Polonia resta un’economia forte. Dobbiamo prenderne atto e adattare le strategie: investire dove il Paese è forte, senza rinunciare all’industria, ma rendendola più innovativa e resiliente.