Quando Johannes Gensfleisch zum Gutenberg (1400 ÷ 1468) stampò la Bibbia, non esistevano unità di misura tipografiche e ogni stampatore utilizzava proprie unità di misura tipografiche fino al 1695 quando l’accademico francese Sébastien Truchet (1657 ÷ 1729) concepì il primo sistema di misura tipografico che però non ebbe diffusione e rimase solo un esperimento. Gli studi di Truchet vennero ripresi da Pierre Simon Fournier (1712 ÷ 1768) nel 1737 che pubblicò il «Manuel typographique» ma rimase, anche in questo caso, solo un esercizio teorico.
Si deve aspettare il 1760 quando Francois Ambrois Didot (1730÷1804), conosciuto anche come Didot il Vecchio essendo il capostipite di una dinastia di stampatori, introdusse l’unità di misura tipografica, che in Italia venne chiamata riga ed i suoi sottomultipli vennero chiamati punti. Francois Ambrois Didot, facendo riferimento alla misura chiamata «Piede del Re», calcolò e stabilì che il punto tipografico, che misura mm 0,376, fosse
la dodicesima parte della riga che quindi equivale a mm 4,512.

Così facendo Didot introdusse il sistema duodecimale nelle misure tipografiche (lo stesso teorizzato da Fournier), cosicché parlando di mezza riga ci si riferisce a 6 punti e non a 5.
Con l’avvento di nuove tecnologie, nel 1959 il punto tipografico viene modificato in dimensione, facendo riferimento alla misura «Anglo-Saxon compromise foot» (equivalente a 304,776 mm) definita da John Warnock (1940 ÷ 2023) e Charles Geschke (1939 ÷ 2021); la riga viene definita come la settantaduesima parte dell’Anglo-Saxon compromise foot, misurando quindi 4,233 mm e di conseguenza il punto tipografico, dodicesima parte della riga, misura 0,35275 mm, misura utilizzata ancora oggi nell’ambito della gestione digitale (impostazione del testo, impaginazione, formatura, stampa digitale).

Ciò premesso, il punto utilizzato oggi misura 0,35275 mm, contro 0,376 mm calcolata e definita da Didot, ovvero, il punto tipografico moderno è inferiore al punto Didot del 6,18%.