Gli imballaggi flessibili da converter

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TENDENZE. Con riferimento al ciclo di vita, quella del flessibile è tra le poche aree di mercato del settore imballaggio in progressivo e interessante sviluppo. L'export, in questo caso, è risultato trainante. Focus sui materiali.

Tra il 2000 e il 2007 l'area di mercato dell'imballaggio flessibile ha espresso un tasso di sviluppo medio annuo del 5,3%, a fronte di una crescita dell’1,5% del settore imballaggio nella sua globalità.
Buone le performance anche nel corso del biennio critico 2011-2012, quando è riuscita a contenere gli effetti della congiuntura economica negativa, tanto da segnare una crescita del 6,5% nel 2011 e riconfermare, nel 2012, i valori dell'anno precedente. Il motore di sviluppo negli ultimi anni è stata la componente estera della domanda.

Il mercato
A livello nazionale, operano circa 80 i produttori.
Il fatturato 2012 è stato di circa 1.866 milioni di euro, di cui il 27% circa è imputabile ad aziende che superano i 150 milioni di euro, il 35% risulta nella fascia da 50 a 150 milioni di euro e il restante 38% circa nella fascia di fatturato inferiore a 50 milioni di euro.
Nello stesso anno, la domanda interna è stata di 175.000 t, segnando quindi una flessione del 5,4%: la profonda crisi che ha colpito i consumi interni, inclusi quelli di alimenti, non ha dunque risparmiato neppure questa area di mercato. Le conseguenze negative sono state però mitigate dallo sviluppo ulteriore delle esportazioni, in crescita del 7%, il che ha consentito di  riconfermare i quantitativi del 2011.
A tutt'oggi, le esportazioni incidono in misura importante sulla produzione (share del 47%), e riconfermano peraltro la storica vocazione all'export dei converter italiani, apprezzati per la qualità e per il servizio al cliente (alcune aziende del settore esportano oltre il 70% della propria produzione). Sempre contenute risultano le importazioni, 1-2% del consumo nazionale, ma la concorrenza straniera, specie quella turca, si fa sentire non tanto in Italia, ma quando i produttori italiani operano all’estero.

Le strutture
Se fino al 2004/2005 lo sviluppo del flessibile dipendeva essenzialmente dall'erosione di quote a scapito di altre tipologie di imballaggio, attualmente la crescita è da far risalire al loro impiego in settori nuovi: piatti pronti surgelati o refrigerati, prodotti ortofrutticoli di IV gamma, e dall’immissione sul mercato di alimenti freschi pre confezionati e pre pesati.
Questa famiglia di imballaggi, come noto, presenta una struttura complessa plurimateriale: cellulosa, plastica, film di alluminio o metalizzazione.
Le combinazioni dei diversi materiali sono progettate a seconda delle caratteristiche del prodotto da contenere nonché in base alla vita a scaffale da garantire.
È importante rilevare che i poliaccoppiati da converter continuano a essere interessati da un progressivo alleggerimento dei pesi a parità di prestazioni.
La produzione espressa in metri quadri, anche a fronte di questo alleggerimento, presenta un tasso di sviluppo lievemente migliore rispetto al calcolo con riferimento ai valori espressi in peso.
Tale processo deriva da una proficua attività di ricerca volta a individuare nuovi materiali e tecniche di fabbricazione. Nel corso degli ultimi anni è, per esempio, diminuito l’impiego della componente cellulosica e del film di alluminio; a sua volta, quest'ultimo, in molti casi è stato sostituito dal processo di metalizzazione.
Questi cambiamenti sono stati possibili grazie alla progettazione di multistrati plastici, capaci di assolvere alle funzioni svolte dai due materiali sopra menzionati. Si stima che, attualmente, l’80% circa dei poliaccoppiati flessibili sia costituito dal “tutto plastica”, il 15% vede la presenza del foglio in alluminio e il 5% il foglio in carta.

I settori di utilizzo
Food. Per quanto concerne i settori di impiego, è l’area alimentare a farla da padrona, con una quota del 92,3%. Tale diffusione deriva da diversi fattori: aumento degli alimenti pre pesati e pre confezionati (in genere in atmosfera protetta) e dei piatti pronti all’uso in atmosfera protetta, maggiore diffusione dei prodotti ortofrutticoli di IV gamma, ecc.
Con riferimento al venduto in Italia, il flessibile è usato soprattutto nell'area dei prodotti da forno e delle paste alimentari, in particolari fresche, (34,9%) e dei derivati del latte come formaggi pre confezionati e porzionati, yogurt, burro (14,8%).
Sempre in campo alimentare, gli imballaggi flessibili vengono impiegati anche per carni trasformate e salumi (6,8%), surgelati (5,9%), caffè (3,6%), pet food (3%), altri alimenti (23,3%). Ma se ne registra una presenza significativa e con buone potenzialità di sviluppo, nei seguenti settori: conserve di legumi, derivati pomidoro destinati all’horeca, creme e salse varie ecc.

Non food. Utilizzati nella detergenza domestica (4,2%), gli imballaggi in poliaccoppiato flessibile presentano buone potenzialità di sviluppo, visto l'orientamento del mercato a sostituire l’astuccio di cartoncino con il sacco di poliacoppiato e per la progressiva diffusione degli additivi per il lavaggio in forma pastosa.
Il settore farmaceutico e della cosmesi-profumeria è il secondo comparto utilizzatore in area non food.

Materie prime per la produzione
In questi ultimi anni si è assistito al progressivo alleggerimento dell’imballaggio flessibile da converter (meno peso per metro quadro) e il trend è tutt’ora in atto. Questa evoluzione trova conferma esaminando anche la combinazione delle materie prime impiegate: diminuiscono i materiali più pesanti, quali alluminio (sostituito dalla metallizzazione) e carta, a favore dell’utilizzo di strutture composte solo di plastica mediante l’accoppiamento di diverse tipologie di polimeri.
Anche nell’ambito dell’utilizzo dei film plastici si può parlare di riduzione dei grammi per metro quadrato: infatti, il sempre maggior impiego di film barriera (esempio Nylon, EVOH ecc.), consente, in molti casi, di ridurre gli strati o gli spessori dei film.                           

Plinio Iascone
Istituto Italiano Imballaggio

 

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