Fiducia, primo tassello della crescita

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«Sono diventato imprenditore rilevando la bottega artigianale del padre. L’ho trasformata nel corso degli anni in un’azienda di riferimento nel settore, inventando prodotti innovativi (la nostra vera forza) attraverso un investimento costante di risorse. Ma soprattutto…». Fattore Uomo, fattore Fiducia e reputazione del Made in Italy in una lettera aperta di Felice Rossini, presidente della Rossini SpA.

La mia storia imprenditoriale ha radici lontane – storiche e di Valore – sulle quali si è evoluta un’azienda in continua crescita. La si deve a una visione strategica e a intuizioni che hanno segnato l’evoluzione della stampa, dando vita a una nutrita serie di brevetti internazionali, interamente sviluppati “in casa”. Oggi Rossini SpA opera con sette stabilimenti produttivi in Europa, America e Asia, e una rete di uffici commerciali e di partner distribuiti capillarmente in ogni parte del mondo.

Idee e persone

Per essere innovativi è necessario saper osservare attentamente la realtà, per capire come migliorarla creando qualcosa che prima non c’era. Per trasformare le idee in prodotti innovativi è necessario investire in Ricerca e Sviluppo. Con coraggio, determinazione e quel tipo di intelligenza che sa leggere e sa stare al passo coi tempi. Ma non basta. La mia fortuna nasce anche dall’aver saputo scegliere le persone giuste: sono loro a fare la differenza. Ho sempre creduto che la componente umana sia “il” valore aggiunto e il primo investimento da fare, e per questo mi sono circondato di collaboratori straordinari.

Fedeltà: un valore che si costruisce

In un’azienda il fattore umano è cruciale e ne costruisce la solidità. Questa non deriva dall’intelligenza dei collaboratori ma dalla loro fedeltà, costruita attraverso un processo di conoscenza, di relazione e di fidelizzazione. La fedeltà, infatti, non si ottiene unicamente con l’incentivo del denaro (necessario ma non sufficiente), ma con la costruzione costante di un rapporto umano. Ed è tutela di solidità, anche oggi che è tutto computerizzato. La maggior parte degli incidenti informatici, infatti, sono dovuti a errori umani o, peggio, a infedeltà. È l’uomo l’anello debole della catena difensiva e la prima prevenzione parte dalle persone, dalla loro consapevolezza e dalla loro formazione. Per questo va coltivata una cultura aziendale.

La reputazione dell’impresa e del Sistema Paese

Il tema della fiducia è il perno attorno cui ruotano tutti i rapporti: non solo quello interno, con i collaboratori, ma anche quello esterno, che un’azienda intrattiene con i propri clienti. Per questo la creazione di un’immagine forte, affidabile e di qualità è una priorità assoluta. La reputazione di un’impresa deriva dalla coerenza con questa immagine. Una buona reputazione è un valore da proteggere e conservare. È insito nell’azienda e nella sua storia, è qualcosa che va oltre il profitto ed è sempre più una leva determinante – non solo di business ma anche per l’acquisizione di risorse umane e talenti. Anche se mi sento cittadino del mondo sono nato in Italia e sono orgoglioso di essere italiano. Tuttavia, se consideriamo la tutela della reputazione del brand in un’ottica di sistema (il famoso Sistema-Paese, Ndr), vediamo che per il nostro Paese è sicuramente necessario recuperare credibilità. La capacità imprenditoriale degli italiani non ha eguali ma per dare maggiori opportunità di internazionalizzazione alle piccole e medie aziende nazionali occorre migliorare la reputazione dell’Italia. La reputazione di una nazione è un bene comune, che va costruito e mantenuto nel tempo. Una buona immagine del Paese sostiene la reputazione e il posizionamento competitivo delle aziende: il livello di fiducia che gli altri Stati accordano al nostro Sistema Paese non è dato solo dalle imprese ma, necessariamente, dalla qualità (e stabilità) del Governo, della classe dirigente e della società civile.

Made in Italy, forza trainante. Per ora…

L’imprenditore purtroppo è sempre più solo. Il rischio è che questa “solitudine” renda la paura del peggio più forte del desiderio del meglio. Oggi, inoltre, l’interesse individuale supera l’interesse collettivo ma se si vuole ripetere il miracolo degli anni della Ricostruzione (anni in cui lo sviluppo sociale e la crescita economica andavano di pari passo) dobbiamo condividere, come popolo, una direzione comune in cui ciascuno possa e debba incanalare il proprio contributo. Dunque, in un clima internazionale sempre più preoccupante per il sistema manifatturiero, un Paese come l’Italia, con tante imprese che operano a livello globale, deve investire sulla propria credibilità internazionale. Come azienda lavoriamo con il mondo intero e l’export è una componente essenziale della nostra attività. Capita spesso che i nostri clienti ci chiedano espressamente un prodotto realizzato in Italia. Il Made in Italy suscita un fascino fortissimo e un’attrattiva rimasta intatta nel tempo. È una forza trainante dell’economia nazionale, che nasce dalla rara bellezza e dalla qualità unica assicurate da tutta la filiera. È lecito però chiedersi: ancora per quanto?

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