HR: Human Resources o Risorse Umane. Vi raccontiamo di che si tratta e di cosa parleremo nella nuova rubrica che Converting dedica a questo mestiere.

In principio era l’Ufficio del Personale. Poi – con gli anni, la globalizzazione, l’invasione di termini inglesi, lo “human first” pervasivo e per certi versi quasi obbligatorio – il nome è cambiato, e ora si parla di HR. Ma è solo un nome? O il nuovo termine identifica mansioni diverse per nuove problematiche?

Questi giovani, pochi e marziani

Mancano i giovani. Nonostante le iscrizioni alle scuole di formazione tecnica siano in aumento (fonte Ministero dell’Istruzione e del Merito), il riscontro del mercato è che i nuovi assunti sono sempre troppo pochi, e quelli che ci sono non rimangono in azienda: cambiano per essere pagati meglio, chiedono ritmi e condizioni incompatibili con un lavoro su turni, con tempistiche e regole precise.

“Non hanno voglia di lavorare”; “sono sempre in ansia”. Sembra che non sia possibile comunicare: magari perché sono cresciuti con i social, o perché hanno valori diversi.

Ed è qui che entrano in gioco le HR, termine ombrello, sotto il quale si raggruppano infiniti ruoli: amministrazione del personale, creazione di annunci di lavoro, colloqui, assunzioni, onboarding; e poi ancora formazione (continua e non), gestione dei problemi interni e dei contenziosi, contrattazioni sindacali, fino al termine dei rapporti. Molte delle cose che faceva l’Ufficio del Personale.

HR cerniera tra individui, gruppi, ruoli

Quindi cosa c’è di nuovo? Le HR hanno integrato strutturalmente nel proprio ruolo una consapevolezza profonda dell’identità e della missione dell’azienda, di come funziona, dell’impatto (anche sociale) che vuole avere. Questo genera tra l’altro un’attenzione costante ai dipendenti e al loro benessere, ai processi e ai rapporti fra ruoli…

E in questo mondo in rapido cambiamento, le HR testimoniano il valore che l’azienda crea per attrarre e fidelizzare talenti, creare un ambiente efficiente e anche giusto, consolidare il senso d’appartenenza. Sono dunque la cerniera tra l’azienda e il mondo esterno, nonché il “medio termine” tra il management e gli altri dipendenti, che hanno interessi e priorità diversi da equilibrare.

Tuttavia, questo ruolo è spesso ridotto a poche mansioni meramente esecutive. “L’HR è quello da cui vado quando ho dei problemi, ma tanto non me li risolve”, e idee simili. Ma è un fraintendimento grave.

Le HR vedono come va l’azienda a tutti i livelli, ne hanno il quadro generale e il loro lavoro è (anche) aiutare individui e gruppi a comunicare, capirsi e lavorare insieme.

Le HR nel converting

In un settore, quello del converting, che più di altri è interessato dalla globalizzazione e dai cambiamenti tecnologici e normativi in atto, avere una gestione dell’Umano più strutturata può essere strategico per la solidità interna. E per aiutare imprenditori, manager, tecnici, impiegati… a precorrere e affrontare il cambiamento. Se il termine Human Resources può suonare come una moda o un tentativo di internazionalizzarsi senza una reale necessità, rimane il fatto che le istanze di cui si occupa questo mestiere sono attuali e fondamentali per tutte le aziende.

Come affrontare i cambiamenti sociali, politici, tecnologici in atto? Come aiutare l’azienda a prosperare? Come permettere al personale di evolversi? Come trovare le persone giuste in un mondo sempre più vecchio e povero di know-how? Come attrarre i talenti, formarli a propria misura e, soprattutto, farli rimanere?

Nelle interviste che pubblicheremo nei prossimi numeri, aziende del settore ci racconteranno come intendono nel concreto il lavoro delle Risorse Umane, quali sono le priorità a cui stanno lavorando, i risultati raggiunti e le sfide ancora da affrontare.

Fabbisogno e offerta di formazione secondaria

Fabbisogno e offerta di formazione secondaria
di secondo grado tecnico – professionale 2025/2029

Unioncamere, Ministero dell’Università e della Ricerca, e Indire, mostra che gli iscritti agli ITS Academy sono passati da 1.512 nel 2013 a 11.834 nel 2023 e i diplomati sono aumentati da 1.098 a 8.588.

Ciononostante, nel periodo 2025-2029 i diplomati tecnici e professionali risultano decisamente meno del necessario: 153.800 giovani contro un fabbisogno annuo medio stimato fra 160.100 e 186.100 unità, con una carenza fra 8.000 e 33.000 unità all’anno che supera di molto la media nell’indirizzo meccanica, meccatronica e energia (qui il fabbisogno si attesta tra 19.100 e 21.800 unità a fronte di un’offerta di 9.100).

Se restringiamo il focus sull’occupazione nel settore delle arti grafiche, monitorato dall’ENIPGCT e dal Centro Studi di Assografici nel report 2024-2025, parliamo di circa 47.750 dipendenti distribuiti su 2.310 aziende associate, che nel 2013, primo anno delle rilevazioni, contava 60mila addetti.

Il crollo è da ascrivere principalmente alla crisi strutturale dell’editoria cartacea (poligrafici), parzialmente compensata dal packaging e dal digitale.

Qui si inseriscono informazioni interessanti su pensionamenti e nuove assunzioni. Nell’ultimo decennio il comparto dei poligrafici ha perso oltre il 62% della forza lavoro (da 4.646 a 1.735 addetti), in gran parte gestito tramite scivoli pensionistici e prepensionamenti legati a stati di crisi.

E le nuove assunzioni? Nel 2024, il 93% delle imprese ha mantenuto gli organici stabili il che significa, tra l’altro, un parco dipendenti sempre più vecchio: il fabbisogno di ricambio generazionale stimato è di circa 20.000 unità nel prossimo decennio, per compensare l’età media elevata dei lavoratori specializzati.