Coating antibatterico: un’esigenza e un’opportunità

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Cresce la consapevolezza collettiva dell’importanza dell’igiene personale e della sterilità degli oggetti con i quali veniamo a contatto ogni giorno, alimentando il successo dei trattamenti sanificanti da applicare al packaging.

Nel corso del 2020, sin da febbraio e marzo, si sono affacciati sul mercato del packaging cartotecnico diversi trattamenti che, applicati alla superficie del supporto cartaceo, sono in grado di ridurre fino al 99 % la presenza di batteri potenzialmente nocivi. Si tratta di vernici o film plastici che possono essere applicati con normali procedimenti industriali affini alla verniciatura e alla plastificazione. L’efficacia del trattamento è calcolata in circa 24 mesi e quindi garantisce una sicurezza anche per i packaging destinati a rimanere a lungo negli ambienti in cui vengono utilizzati (in cucina o in studi medici, ad esempio).

Un bisogno che durerà nel tempo

Questi trattamenti rispondono a una precisa richiesta da parte del mercato che ancora, a mio parere, non ha trovato una risposta efficace e diffusa da parte delle aziende di prodotti di largo consumo. L’emergenza sanitaria, infatti, ha stimolato nel consumatore una nuova esigenza di prodotti con efficacia detergente e azione antibatterica (v. studio di Cosmetica Italia con Mintel “Trend globali 2030: beauty e personal care”).

I dati Nielsen-Coldiretti relativi alle vendite dei prodotti per la detergenza in questo periodo di pandemia lo testimoniano chiaramente: alcol denaturato +166%, detergenti per superfici +46%, sapone per le mani solido e liquido +58,2%, candeggina +38,3%, guanti +62,5%, salviettine +45,9%.

Quello che è lecito attendersi per il prossimo futuro è che questi consumi tenderanno a stabilizzarsi, ma che l’attenzione dei consumatori all’igiene e alla sicurezza rimarrà alta e si tradurrà in una diffusa sensibilità a tutti gli aspetti relativi ai prodotti di largo consumo e in particolare al packaging.

Infatti, a inizio pandemia si sono diffuse notizie allarmanti sulla sopravvivenza del virus SARS-CoV-2 sui diversi materiali, tra cui il cartone e la plastica. Abbiamo dunque iniziato a considerare le confezioni come possibile fonte di contagio e, più in generale, come oggetti in grado di ospitare e trasmettere virus e batteri. E anche se il Covid non si combatte con il coating antibatterico, l’importanza di un packaging igienico e sicuro è oggi entrata stabilmente nella consapevolezza collettiva.

Trattamenti sterilizzanti: infinite opportunità

Rendere sterili le superfici stampate dell’imballaggio risponde alla crescente esigenza di salubrità, andando ad aumentare il valore percepito del prodotto agli occhi dei consumatori finali e contribuendo a orientarne la scelta.

Come agisce questo trattamento? La documentazione fornita da uno dei maggiori produttori di vernici e plastiche antibatteriche, Varcotech GmbH, ne attesta l’alto grado di efficacia (al 95%) contro batteri potenzialmente molto dannosi come l’Escherichia Coli e la Salmonella. Questo si deve all’attivazione, tramite luce naturale o artificiale, dei fotocatalizzatori presenti nelle vernici.

Un caso concreto può aiutarci a capire meglio le possibili applicazioni di questo trattamento.

Pensiamo a una confezione di guanti sterili acquistata da uno studio medico: un prodotto per definizione privo di agenti contaminanti ma destinato a rimanere esposto a lungo una volta aperta la scatola, e sulla cui superficie si depositeranno batteri potenzialmente pericolosi. Il medico si laverà sicuramente le mani, ma toccando il packaging per prendere i guanti finirà per trasferire questi batteri sulla loro superficie e da qui al paziente. Evidente il vantaggio di un packaging trattato con procedimento antibatterico, in grado di azzerare questo rischio.

Fuori dall’ambito medicale le cose non cambiano molto. Non è un caso, per fare un altro esempio, che in più Paesi si stia valutando di utilizzare trattamenti sanificanti sulle banconote – veicolo ben noto di trasmissione di batteri, come testimonia lo studio “Dirty Money” della New York University.

Dalla salute al food: 4 casi all’italiana

Seppure con una certa lentezza, anche sul mercato italiano si stanno facendo strada i trattamenti antibatterici, con alcuni casi decisamente interessanti e meritevoli di attenzione proprio in ambito cartotecnico.

Una delle prime aziende ad accorgersi del potenziale del packaging antibatterico è stata la Medhea di Andezeno (TO), che ha sviluppato una busta per riporre le mascherine chirurgiche, compagne costanti (purtroppo) delle nostre giornate. «Abbiamo pensato che la mascherina ci protegge dal virus ma rischia di diventare un ricettacolo di batteri dal momento che vediamo ogni giorno le persone appenderla allo specchietto retrovisore o tenerla per ore appesa al collo», ci dice Angela Bertolino CEO di Medhea.

Nasce così, su suggerimento del Politecnico di Torino, il progetto MaskPack che ha portato alla realizzazione di una busta trattata internamente con una vernice antibatterica in grado di sanificare la mascherina quando non viene indossata. Pratica da tenere in borsa o da appendere al collo, la busta MaskPack si compera sui canali dell’e-commerce e in alcune catene di tabaccherie.

Anche il settore del food e della ristorazione sono naturalmente interessati a tutelare la sicurezza dei consumatori, e questo ha fatto nascere in breve tempo applicazioni estremamente interessanti. Diverse aziende, come ad esempio Ancora Print, propongono menù trattati con un procedimento antibatterico (foto a destra, in alto); analogamente, la corGae di Bologna realizza tovagliette per la ristorazione sanificate stampate in digitale (foto a destra, in basso), disponibili anche in numeri limitati per i piccoli esercizi.

 

Un’importante applicazione che si sta facendo strada è quella del food packaging per l’asporto e anche qui Medhea si è distinta per tempestività. Il converter piemontese ha sviluppato una confezione per la consegna di un prodotto molto apprezzato ma anche molto noto per via delle criticità legate alla sua esposizione ai batteri. Stiamo parlando del sushi e in particolare di una catena, la AJI di Milano, per la quale è stato realizzato un packaging da asporto trattato internamente con una plastica opaca antibatterica (foto a sinistra). Questo rivestimento garantisce la non contaminazione del prodotto da parte di batteri, come la salmonella, che si sviluppano molto facilmente su cibi crudi e soprattutto nel pesce.

Sempre nel food, ho seguito personalmente un caso interessante relativo a Compagnia Italiana Sali, produttrice di quei pratici dispenser per il sale che ognuno di noi sicuramente ha utilizzato almeno una volta. Queste confezioni, presenti sia nel canale Horeca sia nella GDO, costituiscono una soluzione pratica e di facile utilizzo, da cui derivano la loro notorietà e diffusione. CSI ha voluto raccogliere il bisogno diffuso di rassicurazione da parte dei consumatori rispetto all’igiene del packaging, che porta molti a pulire e igienizzare i prodotti acquistati nelle grandi superfici. E proprio per il canale GDO ha varato un progetto per la stampa di flaconi con etichette in flexo con trattamento antibatterico, che è attualmente in fase di sviluppo e probabilmente vedrà la luce a breve (foto a destra). Ottenendo un risultato di non poco conto: soddisfare le esigenze dei consumatori senza compromettere la praticità e l’economicità della soluzione esistente.

Grandi opportunità per la stampa flexo

A questo proposito, ci spiega Stefano d’Andrea, consulente ed esperto di stampa flexo, «la flessografia è un sistema di stampa che trova grande utilizzo nella produzione di packaging ad uso alimentare, anche per il vantaggio di poter gestire praticamente qualsiasi tipo di supporto con inchiostri e vernici sia a evaporazione (a base acqua o a solvente) sia a indurimento UV o EB. L’applicazione  in linea con la stampa di questi prodotti antibatterici apre un campo d’applicazione di enormi potenzialità, che va incoraggiato e promosso».

Le applicazioni dei trattamenti anti batterici sono, come abbiamo visto, in una fase ancora embrionale e a mio parere le aziende di prodotti di largo consumo, farmaceutiche o di ristorazione, non hanno ancora colto la portata di un fenomeno in forte aumento a causa della pandemia.

Ignorarlo sperando che tutto “torni rapidamente come prima” credo sia poco lungimirante e cogliere un trend di consumo in rapida crescita apre grandi opportunità per le aziende grafiche e per i loro clienti.

L’autore: Marco Rotondo, consulente  e blogger, esperto nella progettazione e produzione di packaging e POP, è titolare del sito https://angolorotondo.it

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