Converting Connection: perché oggi contano (davvero) i dati di mercato — e come usarli per leggere i trend del converting italiano.

Il converting e la stampa industriale in Italia vivono una fase in cui i “segnali deboli” diventano rapidamente scelte strategiche: investimenti in tecnologia, riposizionamenti su nuove applicazioni (packaging, etichette, cartone, sostenibilità), integrazioni di filiera, export. In questo contesto, l’analisi dei trend non può più basarsi solo su percezioni o su singole case history: serve una lettura strutturata del mercato, fatta di numeri comparabili e aggiornati.

Il punto di partenza: la dimensione economica della filiera

Un dato, prima di tutto: già nel 2023 il complesso dei quattro settori della Federazione Carta e Grafica (macchine per grafica e cartotecnica, cartario, grafico, cartotecnica trasformatrice) valeva 27,2 miliardi di euro di fatturato, coinvolgendo oltre 16.000 aziende e più di 160.000 addetti. Dentro questo perimetro, la cartotecnica trasformatrice pesa circa 9,97 miliardi e il comparto grafico circa 6,01 miliardi (sempre 2023), numeri che aiutano a capire dove si concentra la “massa critica” della trasformazione e della stampa nel Paese.

Accanto alla filiera, è utile guardare anche i “termometri” tecnologici: i costruttori italiani di macchine per printing e converting (Acimga) chiudono il 2024 con un fatturato in lieve crescita (+1,7%) a 3.144 milioni di euro, segnale di stabilità e continuità d’investimento, nonostante lo scenario macro.

Perché leggere i trend (anche) dai fatturati di stampatori e converter

Nel converting, i trend non emergono solo dalle innovazioni di prodotto: spesso si vedono prima nei bilanci. L’andamento del fatturato — e soprattutto la sua distribuzione tra i player — racconta:

  • quali segmenti stanno accelerando (es. packaging flessibile, cartone, etichette, applicazioni speciali);
  • chi sta investendo e quindi guadagnando quote;
  • quanto è frammentato o consolidato un mercato;
  • come cambiano le catene di fornitura (integrazione verticale, acquisizioni, nuove partnership).

Ecco perché ha valore disporre di dataset leggibili e “usabili” dai manager: non solo numeri, ma strumenti che aiutino a orientarsi, confrontarsi e prendere decisioni.

Che cos’è (e a cosa serve) Converting Connection

In questo scenario si inserisce Converting Connection, definita da Converting Magazine come “strumento di riferimento” per mettere in contatto gli attori della filiera della stampa e del converting.

La logica è semplice: trasformare informazioni di mercato in una repository operativa, utile tutti i giorni. In concreto, la Converting Connection nasce come numero speciale da consultazione che include:

  • Report di mercato con trend e analisi di settore;
  • Classifica dei Big del Converting: i primi 650 stampatori e converter in Italia con fatturato superiore a 3 milioni di euro (un dato chiave perché “normalizza” la platea e consente confronti);
  • Presentazioni di stampatori e converter (utile per posizionamento, competenze, verticalità, investimenti);
  • Schede azienda dei principali fornitori (tecnologie, software, supporti, materiali di consumo).

In più, Converting Magazine indica che la Converting Connection viene distribuita nei principali eventi e fiere del settore.
Questo dettaglio non è secondario: significa che il “dato” diventa anche visibilità fisica e continuativa nei luoghi in cui si fanno networking e scouting.

Dal dato alla relazione: perché una repository “di filiera” crea vantaggio

Una classifica e un set di schede non servono solo a “fotografare” il mercato: servono a far succedere cose. Per esempio:

  • un buyer può identificare rapidamente player con scala compatibile (fatturato >3M);
  • un fornitore può capire dove focalizzare prospecting e account based marketing;
  • un imprenditore può leggere in controluce i movimenti competitivi (nuovi investimenti, cambi di perimetro, crescita per linee esterne).

La Converting Connection è un punto d’incontro tra intelligence di mercato e connessione commerciale.

Pubblicare sui media: non è “immagine”, è leva commerciale (e i dati lo confermano)

Nel B2B moderno, la visibilità non è vanity: è una condizione per entrare nel radar quando il cliente non sta ancora comprando.

Due dati aiutano a mettere a fuoco:

  • Secondo Edelman/LinkedIn, il 95% dei clienti business “non è attivamente alla ricerca” in un dato momento (quindi il mercato “pronto” è una minoranza).
  • Gartner rileva che il 61% dei buyer B2B preferisce un’esperienza d’acquisto complessivamente rep-free, cioè guidata da ricerca autonoma e canali digitali; inoltre il 69% dichiara incoerenze tra ciò che trova online e ciò che dice la forza vendita.

Traduzione pratica per stampatori, converter e fornitori di tecnologia/materiali: se non pubblichi contenuti chiari e credibili (su media di settore, canali digitali e strumenti consultabili), rischi di essere invisibile proprio quando il buyer si informa — e di perdere fiducia quando confronta le fonti.

In questo senso, essere presenti in un progetto strutturato come Converting Connection significa presidiare il mercato con un formato che unisce:

  • autorevolezza editoriale,
  • dati comparabili (classifica),
  • narrazione industriale (presentazioni e schede),
  • distribuzione mirata negli eventi.

Invito a partecipare: entra nella mappa del mercato, non restare fuori dal radar

Se il converting italiano è un ecosistema complesso, vince chi riesce a leggere i trend e a farsi trovare quando contano davvero: nella fase di esplorazione, selezione e valutazione.

Converting Connection nasce esattamente per questo: mettere ordine nell’informazione, rendere i dati utili e trasformare la conoscenza del mercato in connessioni concrete.

Il consiglio operativo è semplice: se sei uno stampatore, un converter o un fornitore di tecnologie e materiali, valuta la partecipazione alla Converting Connection per posizionarti nella “short list” del settore — quella che manager e buyer consultano per un anno intero, tra scrivania, eventi e ricerca digitale.

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