Plastiche oxo-degradabili sì o no?

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L’associazione tedesca dei produttori di film e packaging di plastica IK (Industrievereinigung Kunststoffverpackungen), che conta più di 300 membri ed è la più grande d’Europa, ha avviato nella sezione FAQ del proprio sito web un dibattito sulla oxo-degradabilità.

Si definiscono oxo-degradabili le plastiche convenzionali (PE, PP, PS, PET), additivate di sostanze che le rendono rapidamente frammentabili in piccolissimi pezzi sotto l’effetto del calore e della luce UV. Al contrario, la fase di mineralizzazione è molto lenta; le micro particelle sono relativamente inerti e quindi difficilmente biodegradabili, oltre ad essere sotto discussione per via di alcuni componenti – ad esempio cobalto e manganese – che potrebbero nuocere alla salute umana e ambientale. Raccogliendo le informazioni diffuse dai media specializzati e le istanze espresse dall’industria del settore, IK sottolinea questi aspetti e ne prende le distanze, ricordando fra l’altro che in alcuni paesi, come la Francia, sono bandite.

L’associazione propone di definire questi materiali come “oxo-frammentabili” (oppure termo- o foto-frammentabili), evitando la parola “degradabili” che trarrebbe in inganno.
Definizioni a parte, sotto esame è l’impiego stesso di questi materiali, in quanto responsabili dell’inquinamento con micro-plastiche nei mari e nei corsi d’acqua, e ostacolo ai procedimenti di riciclo.

Si può seguire il dibattito nella pagina “Publications” del sito IK: www.kunststoffverpackungen.de

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