Industria 4.0: la via italiana parte dalle filiere industriali

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Per l’industria del futuro il percorso sulla strada dell’interconnessione è irreversibile. Il Piano Nazionale Industria 4.0, con gli sgravi fiscali in esso previsti per le imprese che investono in processi produttivi fondati sulla rete e sulla condivisione dei dati, rappresenta un’azione di rottura, propedeutica non semplicemente all’acquisto di nuove attrezzature, ma finalizzata al salto competitivo e gestionale delle aziende.

Il tema è stato affrontato dagli industriali della Federazione della Carta e della Grafica, riuniti il 30 maggio a Milano, presso l’hotel Westin Palace, nel convegno: “Il Piano industria 4.0: dalle ultime novità al nuovo progetto della Federazione”, condotto e moderato dalla giornalista Luisella Costamagna.

Insieme, i costruttori di macchine di ACIMGA, gli stampatori e converter di ASSOGRAFICI, i produttori di carta cartone e paste per carta di ASSOCARTA sono uniti nella Federazione che è già, ragionando in termini di filiera industriale, in piena sintonia con lo spirito del nuovo paradigma industriale, come ha evidenziato il presidente Pietro Lironi. Occorre adesso uno sforzo di consapevolezza, di coraggio e di visione: un Comitato scientifico in seno alla Federazione studierà in tempi brevi le modalità tecniche e gli scenari per favorire l’attuazione del Piano 4.0 da parte degli associati, ha annunciato Lironi, che ha lanciato un messaggio preciso: “Dobbiamo crederci e rischiare, gettando lo sguardo oltre i tempi fissati delle incentivazioni e investendo con particolare attenzione nelle competenze e nelle risorse umane, patrimonio prezioso che non possiamo più permetterci di lasciar andare via dall’Italia, trascinando con sé energie progettuali e creatività”.

L’esperto di UCIMU Enrico Annacondia (l’Associazione dei costruttori di macchine utensili, che ha preso parte al lavoro tecnico di elaborazione del Piano Industria 4.0)  ha evidenziato alcuni punti caratteristici del programma di agevolazioni, grazie al quale il Governo punta a imprimere una forte spinta all’innovazione del nostro sistema produttivo, attraverso la connessione a Internet, la condivisione di grandi quantità di dati, per dar luogo a produzioni su misura del singolo cliente realizzate grazie a macchine connesse fra loro e dotate di intelligenza autonoma.

Non è necessario essere big company”, ha avvertito Annacondia, “l’iperammortamento (che per le produzioni conformi ai criteri 4.0 arriva al 250% dell’investimento) va sfruttato anche e soprattutto dalle PMI, puntando a efficienza, qualità e internazionalizzazione.

Lo strumento legislativo, è stato precisato, fornisce i mattoni necessari a realizzare l’architettura 4.0, ma non il modo per combinarli. Il docente di Gestione della Tecnologia e dell’Innovazione dell’Università Bocconi, Enzo Baglieri (che sarà nel Comitato scientifico della Federazione al fianco di Enrico Barboglio, di Stratego Group) ha segnato le coordinate del percorso che gli industriali italiani devono affrontare, innanzitutto di carattere culturale.

La sfida tecnologica, a differenza del passato, non si vince solo con l’investimento nell’asset, ma con la comprensione delle sue potenzialità”, ha detto Baglieri. “La via italiana, in base alle caratteristiche morfologiche e culturali delle nostre imprese, passa attraverso le filiere industriali, che saranno lo snodo per consentire ai vari attori del sistema di interagire per rispondere alle esigenze dettate dal nuovo paradigma 4.0: interoperabilità, virtualizzazione, decentralizzazione, capacità di risposta in tempo reale, modularizzazione e orientamento al servizio.

Sono concetti complicati solo in apparenza, perché già in buona parte costituiscono patrimonio delle PMI italiane, vincenti proprio per la loro abilità e flessibilità, un po’ meno per la capacità di fare sistema. Ed è questa la vera sfida a cui chiama Industria 4.0, che richiederà assetti organizzativi meno rigidi, nuove figure professionali accanto alla riconversione di quelle esistenti e la capacità di gestire la transizione senza perdere la flessibilità tipica delle nostre imprese. Sfida rispetto alla quale la Filiera della Carta e della Grafica presenta carte in regola e determinazione adeguata per giocare un ruolo da protagonista.

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